Il Borgo di Fornelli

Fornelli segue l’andare della cresta rocciosa che si affaccia sulla valle del Volturno. Il borgo è un quadro incorniciato da distese di boschi e ulivi, che si vedono già percorrendo la strada che va al Belvedere.

Fornelli è circondato da una cinta muraria che con le sue sette torri preserva le rosse case e le antiche tradizioni dei suoi abitanti. Le pietre a vista e le stradine lastricate riportano Fornelli ad un’atmosfera da medioevo e donano al centro abitato un fascino irresistibile.

Il borgo è un tessuto di scalinate e vicoletti che s’incrociano con archi affacciati su slarghi che hanno l’ambizione di diventare piccole piazze.

L’amore dei suoi abitanti aleggia nell’aria di Fornelli, nel profumo fruttato dell’olio e nei gusti dei piatti tipici, che arricchiscono le feste in famiglia e rallegrano gli animi.

Piccino eppure stupendo, quando splende il sole, quando la neve si poggia sui tetti spioventi ma anche quando le sfumature rosse e color arancio del tramonto si posano sulle vette dei monti intorno e Fornelli si tinge di una luce magica che lascia le bocche aperte e i cuori innamorati.

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La storia

Fornelli sorge su un territorio prevalentemente argilloso e questo fa pensare che fin dall’antichità nella zona fosse presente una grande fornace per la cottura di mattoni e vasellame, da cui è derivato anche il toponimo.

Il primo documento scritto che testimonia l’esistenza di Fornelli risale al 981 d.C.  Si tratta di una sentenza su un contenzioso tra i monaci dell’abazia di San Vincenzo al Volturno e alcuni coloni. Per capire le dinamiche di questo processo bisogna fare un passo indietro nella storia: Fornelli sicuramente esisteva già prima di questo documento, probabilmente era un piccolo centro fondato dai monaci dell’abazia di San Vincenzo che avevano esigenza di coltivare dei terreni. In seguito alle incursioni e ai saccheggi dei pirati Saraceni il borgo subisce un progressivo processo di spopolamento. I monaci tentano di porre rimedio al declino demografico e di rinvigorire l’attività agricola favorendo la venuta di emigranti da Valva (Sulmona) e da altri borghi dell’Italia centrale.

Nel XII secolo i monaci cedono il territorio ai Normanni, che costruiscono una fortezza a pianta quadrata e ampliano le mura difensive, costruite in precedenza.

Nel 1438 Francesco Pandone riesce ad accaparrarsi il feudo, che rimarrà di proprietà della sua famiglia fino al XVI secolo, quando Federico Pandone è costretto a cederlo al Demanio, per poter pagare tutti i suoi debiti. Da questo momento Fornelli passa nelle mani di diverse famiglie feudatarie, tra cui i Di Capua, i Caracciolo ed infine, nel 1667, i Carmignano. Questi ultimi avviano la ristrutturazione del Palazzo.

La famiglia Carmignano nel 1744 ospita re Carlo III di Borbone ed ancora oggi le stanze dove ha soggiornato il sovrano sono conosciute come ‘alcova di Carlo III’.

Nel 1814 i cittadini di Fornelli decidono di acquistare un orologio da porre sopra il campanile del paese, purtroppo il borgo si trova in una zona ad alto rischio sismico e proprio l’ultimo terremoto del 1984 ha irrimediabilmente danneggiato l’orologio. Nel 2000 grazie alle offerte di alcuni cittadini originari di Fornelli ed emigrati negli Stati Uniti è stato possibile acquistare un nuovo orologio, che come l’originale segna le ore e i quarti d’ora.

Nel 1832 i Carmignano vendono il feudo alla famiglia Laurelli, che restaura nuovamente il Palazzo ma non gode sempre del favore della cittadinanza.

Nel 1943 un evento triste sconvolge la storia di Fornelli: dopo l’armistizio della seconda guerra mondiale i soldati tedeschi iniziarono a saccheggiare il borgo molisano, un cittadino rifiutò di farsi derubare ed uccise un soldato tedesco. L’uomo era un fervente antifascista e aveva anche deposto la fascia da sindaco dopo il delitto Matteotti, per questo è stato costretto a subire una rappresaglia tedesca che si concluse con la sua impiccagione e quella di alcuni suoi compagni, mentre altri riuscirono a fuggire rubando una camionetta nemica. Durante le razzie tedesche i soldati incendiarono anche il castello, distruggendo il tetto e innumerevoli documenti, pezzi del mosaico storico di Fornelli che non potranno essere recuperati mai più. Una targa posta sul luogo dell’accaduto ricorda il triste evento e per questa vicenda nel 1971 il presidente della Repubblica Giovanni Leone ha insignito Fornelli della medaglia al valor militare nella guerra di liberazione.

Oggi Fornelli è una cittadina ridente e tranquilla, dal 1997 ha aderito all’associazione ‘città dell’olio’ che ha portato un incremento di richiesta ai tanti produttori locali, favorendo il circolo dell’economia cittadina.

La Cinta muraria e le sette torri

Fornelli è conosciuto come ‘il paese delle sette torri’. Il borgo antico è racchiuso dentro una cinta muraria, che è tra le meglio conservate del Molise.

Il primo impianto difensivo del borgo risale al periodo antecedente all’anno Mille, in cui Fornelli si trovava alle dipendenze dei monaci benedettini dell’abazia di San Vincenzo al Volturno. Con la dominazione normanna venne allargato il perimetro della cinta muraria e vennero costruite le sette torri ed un mastio, a cui si accedeva attraversando un ponte levatoio che si stendeva su un fossato. Due delle sette torri sono parte integrante del castello, in seguito altre quattro sono state annesse ad abitazioni civili, la settima torre è il torrione principale, dove si trova anche il portale d’accesso al centro storico.  Le torri erano collegate da un camminamento esterno, che oggi è conosciuto come via del Belvedere, perché si affaccia sulla distesa di boschi e ulivi che domina il paesaggio intorno a Fornelli.

Chiesa di San Michele Arcangelo

La chiesa di San Michele Arcangelo si affaccia su una piccola piazzetta.

L’edificio è dominato dall’imponente campanile del 1738. La chiesa di San Michele Arcangelo nel corso dei secoli ha subito numerosi rimaneggiamenti, per questo resta poco dell’edificio originale. Piccoli elementi richiamano il carattere ‘Trecentesco del portale e il soffitto che in passato era caratterizzato da una volta a stella è stato trasformato in un solaio piano. L’interno è a tre navate, con due arcate che dividono gli ambienti. Lungo il perimetro della chiesa si possono ammirare alcuni altari, sormontati da tele che raffigurano la Madonna e alcuni santi, tra cui San Nicola.

 

Palazzo Baronale

L’antico centro abitato di Fornelli sorgeva su un colle vicino e anche il palazzo Baronale e la chiesa madre di San Michele Arcangelo erano situate in una posizione strategica e difensiva.

Per il Palazzo Baronale si possono individuare due fasi storiche: la prima fa riferimento ad una costruzione di epoca longobarda di cui si sono perse le tracce, la seconda lo vede cambiare aspetto ed ingentilirsi, grazie anche al duca Carmignano e ai suoi eredi che desideravano una residenza adatta al loro rango nobiliare.

Il palazzo nel tempo è stato allungato verso le mura, fino a comprendere le torri angioine che sono state trasformate in colombaie. Questa è la ragione per cui la parte anteriore del palazzo è quella più recente, che nasconde e protegge la struttura antica.

Nel 1832 la famiglia Carmignano vende il feudo di Fornelli ad Ippolito Laurelli, a cui si devono gli ultimi lavori di modifica che interessarono una sopraelevazione della struttura verso la chiesa matrice e la chiusura del cortile d’accesso al Palazzo, favorendo così l’entrata dalla cappella dell’Addolorata.

Dal 1993 il Palazzo Baronale di Fornelli è stato sottoposto a vincolo dalla Soprintendenza Archeologica per i Beni Artistici e Storici del Molise.

La Fontana dell’Estate e la chiesa di San Pietro Martire

Una delle piazzette del borgo di Fornelli custodisce due piccoli gioielli assolutamente da non perdere: la fontana dell’Estate e la piccola chiesa di San Pietro Martire.

La fontana dell’Etè, dell’Estate, è una copia perfetta di un’opera realizzata dal francese Mathurin Moreau e presentata all’Esposizione Universale di Parigi nel 1867. La fontana è realizzata in ghisa ed è da tutti chiamata ‘il mietitore’.

La chiesa di San Pietro Martire è un luogo di culto con un portone rinascimentale e una facciata contraddistinta dall’eco barocco dei suoi decori. La particolarità di questa chiesa è sicuramente la statua di San Pietro, che si trova all’interno. Questa statua è una delle poche, e forse l’unica, ad avere un coltello conficcato nella testa.

Sciur c Coccia

Non c’è niente che unisce le persone più del buon cibo e gli abitanti di Fornelli lo sanno bene. Non c’è dissapore che non si sciolga davanti ad un buon piatto di Casc’ e ova, fegatini di capretto con uova e formaggio, e non c’è sorriso che non nasca insieme alle cioffe del Carnevale, solo per fare alcuni esempi.

I piatti tipici di Fornelli inoltre possono vantare come accompagnatore uno degli oli più buoni d’Italia, prodotto dalle distese di ulivi che circondano la zona.

Tra la varietà di ricette tipiche abbiamo scelto le sciur c coccia, con la certezza che già leggendola vi verrà l’acquolina in bocca.

Ingredienti per quattro persone:

  • 8- 10 fiori di zucca;
  • 200 gr di birra chiara;
  • 125 gr. di farina 00;
  • 2 uova;
  • Due cucchiai d’olio;
  • Sale q.b.

Prendete una ciotola, setacciate la farina e man mano disponetela ‘ a fontana’. Al centro versate due cucchiai di birra, i tuorli, un pizzico di sale e iniziare a mescolare continuando ad aggiungere la farina e la birra rimaste. In seguito aggiungere un albume montato a neve.

Il risultato dev’essere una pastella omogenea e ben amalgamata, che deve rimanere a riposo per due ore.

Nel frattempo si prendono i fiori di zucca e si toglie il pistillo con delicatezza. Passate due ore s’inizierà a far riscaldare l’olio ed una volta pronto s’immergeranno velocemente i fiori di zucca nella pastella per poi metterli subito nella padella con l’olio.

Quando i fiori di zucca saranno abbastanza dorati possono essere tirati fuori e disposti in un piatto, avendo l’accortezza di tamponarli con la carta assorbente da cucina per togliere l’olio in eccesso.

La sciur c coccia è un piatto presente nella cucina tipica di molti altri borghi, con un nome sempre diverso. Una variante a questa ricetta è quella di riempire i fiori di zucca prima della frittura con provola tagliata a dadini, alici e capperi.

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