Il Borgo di Castelpetroso

Castelpetroso è un borgo minuto, circondato da un mosaico di piccole frazioni arroccate sui colli molisani. Il fascino di questo paesino è racchiuso nel dedalo di vicoletti lastricati che conducono alle piccole piazze del centro storico, su cui si affaccia il castello longobardo.

Castelpetroso è un borgo dal gusto medievale, che ha scelto di lasciare memoria di sé regalando alle nuove generazioni il Museo della Civiltà Contadina.

Poco distante dalle rocce di Castelpetroso, si trova il Santuario di Maria Santissima Addolorata, un luogo di incanto che sembra essere venuto fuori dalla fantasia di qualche scrittore di fiabe. Chi non lo conosce stenterà a credere che questo luogo si trovi in Italia, perché è incredibile che a pochi kilometri da casa si trovi una simile meraviglia.

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Sulle origini di Castelpetroso si sa veramente poco. Il Colle Petroso, cioè pieno di pietre, era un punto strategico per i Sanniti, che in questo luogo istituirono un avamposto militare. Le prime notizie sul Castrum Petrosum risalgono all’anno Mille, quando i Longobardi edificarono una fortezza, che richiama molto le costruzioni normanne per via della forma squadrata.

Il feudo di Castelpetroso è passato dalle mani di diversi feudatari e anche il suo castello è stato più volte venduto e ceduto a potenti signori. Oggi resta veramente poco della costruzione originaria: il castello è stato incastonato nelle stradine del borgo medievale ed è diventato sede del Museo della civiltà contadina.

Nel corso dei secoli, gli abitanti di Castelpetroso hanno lasciato il centro per andare ad abitare nelle frazioni vicine: Indiprete, Guasto, Pastena, Casale e Camere.

1888 è l’anno che cambia l’esistenza di questo piccolo paese di montagna, in una notte di marzo due pastorelle si trovano davanti alla visione della Madonna e di Gesù Cristo. Da allora Castelpetroso è meta di pellegrinaggi continui ed è stato definito da La Stampa ‘la piccola Lourdes italiana’.

Basilica Santuario di Maria Santissima Addolorata

La storia

Siamo nel 1888, il 22 marzo, appena varcata la soglia di una primavera che quell’anno tardava ad arrivare. La giornata non era stata delle migliori, aveva piovuto più volte e anche se tra una nuvola e l’altra era spuntato il sole, resisteva un freddo e un vento che scompigliava i capelli e le vesti. Fabiana Cecchino e Serafina Valentino quel giorno avevano portato le pecore al pascolo, come facevano sempre, ma malauguratamente ne avevano perse due. Le  cercarono per tutto il pomeriggio nonostante il maltempo, e continuarono le ricerche anche se era giunto l’imbrunire. Fabiana e Valentina vivevano solo di terra e pascoli e perdere due pecore significava restare senza due risorse importanti.

Quando ormai la luce aveva lasciato posto al buio pesto e la pioggia stava tornando a cadere, le pastorelle decisero di rientrare a casa. All’improvviso videro tra le rocce un bagliore. In lontananza si sentiva il rimbombo dei tuoni, per cui pensando che si trattasse di qualche lampo non prestarono attenzione a quella luce, ma il bagliore restava fisso, filtrava tra le fessure delle rocce, e le giovani, prese dalla curiosità decisero di avvicinarsi per vedere di cosa si trattava. Quando furono vicine non riuscirono a credere ai propri occhi: davanti a loro videro la Madonna che stringeva tra le braccia il corpo sanguinante di Gesù Cristo.

Fabiana e Serafina si misero a correre, presero la strada più breve per arrivare al paese e raccontare ciò che avevano visto. La notizia scosse il piccolo borgo, per giorni non si parlò d’altro e il punto in cui era stata vista la Madonna diventò meta di pellegrinaggi continui. Per questo nonostante le polemiche si decise di costruire un santuario che rendesse onore alla Madonna. Giunsero offerte da ogni dove e il 28 settembre 1890 venne posta la prima pietra. I problemi incontrati furono tanti, soprattutto per via delle risorse economiche, che prima giunsero copiose da ogni dove e poi iniziarono a scarseggiare. Il santuario venne terminato quasi un secolo dopo, nel 1975, e il luogo tornò ad essere meta di visite costanti.

Sono tante le storie che si raccontano intorno a questo luogo sacro, si narra che il giorno dell’inaugurazione un giovane cadde dalla rupe e che ad un altro arrivò una pietra sulla testa, ma entrambi non riportarono nessun tipo di ferita.

Il primo miracolo conosciuto risale al novembre del 1888, quando a Castelpetroso giunse il conte Carlo Aquaderni, portando con sé il figlio Augusto, appena dodicenne. Il ragazzo era affetto da Tubercolosi ossea e il padre, disperato, decise di affidarsi alla preghiera e all’intercessione della Vergine, sperando in una guarigione del figlio. Giunto nel luogo dell’apparizione della Madonna, venne offerta al giovane l’acqua che sgorgava da una sorgente vicina e il ragazzo dopo averla bevuta guarì miracolosamente. Ancora oggi il santuario di Castelpetroso è meta di pellegrinaggi continui, la costruzione è imponente e maestosa, emana profumo di spiritualità viva e autentica ed è impossibile non rimanerne affascinati.

Il Santuario

La Basilica Santuario di Maria Santissima Addolorata si trova in località Cesa Tra Santi. L’inizio dell’opera risale al 1890 e la direzione dei lavori e la progettazione dell’edificio è stata affidata all’ingegner Guarlandi di Bologna. Ottantacinque anni dopo la posa della prima pietra, nel 1975, la Basilica viene aperta al culto. Il risultato è una chiesa maestosa ed imponente, in stile neogotico, che spicca tra le rocce.

La struttura è dominata da una cupola centrale, alta cinquantadue metri e circondata da sette cupolette più piccole, che rappresentano i sette dolori di Maria.

La facciata è tripartita da pilastri, su cui spiccano alcuni gigli. Il prospetto termina con tre portali d’accesso, caratterizzati da importanti mosaici, le cui pietre sono state lavorate da maestri locali.

Una volta all’interno è ancora la cupola principale a rapire lo sguardo, con i suoi quarantotto mosaici in vetro che simboleggiano i santi patroni delle diocesi molisane.

La cappella maggiore si trova su un pavimento rialzato rispetto al resto della struttura. All’interno si può ammirare un altare in marmi policromi, dominato da un’edicola detta ‘Trono’, anche questa in marmo che custodisce una riproduzione di Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso: due statue lignee che raffigurano la Vergine Maria, inginocchiata presso il corpo di Gesù, risalenti al 1963, anno in cui vennero restaurate dopo un corto circuito.

La Basilica di Castelpetroso è tra i luoghi più suggestivi d’Italia, nascosto dal clamore e protetto dai suoi cittadini. Un luogo di pace e serenità, da visitare almeno una volta nella propria vita.

Castello e Museo della civiltà contadina

Tra il X e l’IX secolo i Longobardi costruirono sul Colle Petroso una fortezza, in un punto strategico perché storicamente conosciuto come avamposto militare dei Sanniti.

Nel corso dei secoli il castello è stato più volte venduto ed è passato dalle mani di potenti signori locali. Oggi resta veramente poco della struttura originaria: la forma squadrata, d’ispirazione normanna, la parte destra di quello che probabilmente era il mastio e due stanze a pian terreno, rimaste inalterate nonostante il trascorrere del tempo.

Da alcuni anni le scuole di Castelpetroso hanno avviato un importante progetto che coinvolge l’intera comunità e ha come centro proprio il castello, diventato parte integrante del tessuto urbano e sociale del borgo.  All’interno del Maniero è stato istituito il Museo della Civiltà Contadina, realizzato grazie all’impegno degli alunni e di tutta Castelpetroso, che ha messo a disposizione i propri oggetti per l’allestimento del museo. L’opera è in continua crescita e sono i ragazzi stessi a definirlo un ‘laboratorio di ricerca storica’.

Nelle diverse stanze del castello sono state ricreate scene di vita quotidiana, ogni oggetto è stato catalogato per nome, uso e nome del proprietario. Tutto può essere utile all’allestimento del museo: dagli oggetti piccoli, come i pennini, ai mobili d’arredamento, passando per le prime macchine fotografiche e le stampe antiche, ma anche le lettere degli emigranti, salvate dalla polvere e custodite dietro teche di vetro.

Il pezzo più prezioso e caratteristico del museo è un presepe artistico in stile cinquecentesco, che si può ammirare nelle scuderie del castello. Il presepe è unico al mondo ed è un vero gioiello d’artigianato: un  connubio tra le scene classiche del presepe e gli usi e i costumi della tradizione molisana. Al posto delle classiche montagne di Nazareth sullo sfondo s’intravedano alcuni tra gli scorci più belli del Molise; i pastorelli e persino Giuseppe e Maria indossano abiti tipici, al riparo in una capanna che somiglia alle piccole casette di Castelpetroso.

L’obiettivo di questo lavoro è tanto semplice quanto importante: raccontare la storia attraverso testimonianze tangibili e affidare un pezzo di passato alle nuove generazioni, che devono imparare ad essere custodi delle proprie radici.

Indiprete

Indiprete è la frazione più grande di Castelpetroso, conta circa novecento abitanti e come il borgo principale è stata costruita in una zona ricca di massi e rocce, il suo nome infatti significa ‘dentro le pietre’.

Alla fondazione di Indiprete è legata un’antica storia. Si racconta infatti che un giorno passarono da questa località tre fratelli con un quadro della Madonna della Libera insieme a Sant’Antonio Abate e a San Bernardino da Siena. I tre giovani probabilmente erano diretti verso la Puglia e stanchi dal viaggio decisero di fermarsi per trascorrere la notte. Il giorno dopo, quando erano pronti per ripartire, una forza sovrannaturale sembrava trattenere il quadro, così i tre decisero di stabilirsi a Indiprete e costruirono una piccola cappella in onore di Maria. Con il passare degli anni il culto della Madonna della Libera iniziò ad essere molto sentito dalla comunità e i cittadini decisero di costruire un santuario più grande. Nel 1834 venne quindi inaugurato la chiesa della Madonna della Libera.

La devozione popolare continuò a fervere nel tempo e si  è concretizzata  con i numerosi dipinti che arricchiscono l’interno della chiesa: non sono stati opera di grandi pittori e sono ricchi di imperfezioni, ma contribuiscono a donare al visitatore un senso di pace e di religiosità piena.

La chiesa custodisce ancora il quadro originale della Madonna della Libera, con la Vergine in alto che mostra i segni della croce ed in basso Sant’Antonio con il mantello da eremita e San Bernardino con il saio francescano, entrambi inginocchiati in segno d’adorazione. Sulla parete una lapide in marmo ricorda l’evento miracoloso.

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