Il Borgo di Saint-Vincent

Il fascino di Saint Vincent da secoli ha catturato l’attenzione di personaggi illustri e uomini comuni, giunti qui per piacere, di passaggio o in fuga dalle cattiverie del mondo. Saint Vincent è soprattutto questo: un luogo d’accoglienza e di pace, nel cuore delle Alpi.

Piccolo borgo della regione più piccola d’Italia, questo borgo si fonde e si confonde con la natura che lo circonda. Da un lato le montagne alpine che lo proteggono e lo coccolano, dall’altro i boschi e le valli che lo accarezzano e gli sorridono.

Saint Vincent è un mosaico di piccoli villaggi, sparsi per le alture e i costoni rocciosi. Luoghi minuti e ricchi di storia e cultura, che contribuiscono a creare un borgo unico in Italia.

Gli amanti dell’aria aperta e delle passeggiate per i sentieri non possono farsi sfuggire un borgo come quello di Saint Vincent, in cui i giorni sono tavolozze di colori che scorrono dalle tonalità pastello delle albe a quelle più vivaci dei tramonti riflessi sui boschi e sulle rocce nude.

Saint-Vincent vista
Basilica Saint-Vincent
Palazzo piazza XVIII aprile Saint-Vincent
Saint-Vincent Via Émile Chanoux
Saint-Vincent
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Saint-Vincent vista
Basilica Saint-Vincent
Palazzo piazza XVIII aprile Saint-Vincent
Saint-Vincent Via Émile Chanoux
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La storia

Fino all’ultima glaciazione tra le montagne in cui oggi si trova Saint Vincent c’era un grandissimo lago la cui esistenza è stata interrotta da una frana. Lo sbarramento che si è creato ha causato il prosciugamento delle acque

L’arrivo dei primi uomini con molta probabilità risale ad epoche molto remote. Anche se non ci sono testimonianze storiche, si può dedurre che qui ci siano stati cacciatori mesolitici e primi insediamenti durante il Neolitico.

I primi segni del passaggio dell’uomo in quest’area risalgono al primo millennio a.C.

Molto più importanti e più numerose sono le testimonianze della presenza romana, giunta fino a noi anche grazie alle opere di ingegneria civile che sono state realizzate. Sono due esempi gli importanti: il ponte sul torrente Cillian, in gran parte crollato nel 1839, e la strada romana, lungo la quale sono state rinvenute numerose tombe.

Durante l’alto medioevo Saint Vincent si trovava lungo il cammino della via Francigena, una strada che partiva dalla Normandia e giungeva fino all’estremo lembo d’Italia, cioè fino al Santuario di Santa Maria di Leuca. Per questo motivo il borgo era frequentato soprattutto da pellegrini, che qui trovavano la possibilità di un ricovero, grazie alla presenza di un hospitale che venne in seguito abbandonato.

Saint Vincent nel panorama dei borghi italiani rappresenta un’eccezione, perché il borgo è costituito dall’insieme di circa cinquantaquattro villaggi.

I villaggi di Saint Vincent sono nuclei abitativi più o meno grandi ma tutti indipendenti e ricchi di storia e di cultura. Hanno una vocazione agricola e rurale e sono sorti tutti sui costoni rocciosi ad est e ad ovest del nucleo centrale, a cui tutti erano collegati grazie ad una strada che agevolava il trasporto di merci e persone.

Saint Vincent sorge in un territorio particolarmente difficile, intorno alla prima metà del ‘Trecento iniziò a sorgere il problema dell’approvvigionamento idrico. Per risolvere la questione i capifamiglia si riunirono e chiesero al signore la possibilità di prelevare un quantitativo d’acqua dal ghiacciaio del Monte Rosa e di trasportarlo e distribuirlo alle campagne gravate dalla siccità. Si trattava di un’impresa enorme, che comportava la costruzione di un canale lungo 25 chilometri. Il signore accettò in cambio del pagamento di una tassa annuale e della possibilità di usufruire dell’acqua. Il canale venne costruito attraverso le corveè, cioè attraverso l’impegno di volontari che si occuparono anche della manutenzione. Chi non poteva lavorare, pagava una somma in denaro che veniva utilizzata per il custode.

il problema e la sua soluzione diventarono per i villaggi di Saint Vincent un collante sociale e contribuirono a rafforzare i rapporti tra le famiglie.

Un nuovo periodo difficile arrivò nel 1630 quando Saint Vincent e i borghi vicini vennero colpiti da una pestilenza che durò tre anni.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del ‘Novecento una crisi economica colpì l’intera Europa e con particolare violenza le zone di montagna. Le conseguenze furono due forti ondate  migratorie che lasciarono Saint Vincent quasi abbandonato.

Oggi questo borgo è frequentato da viaggiatori che amano il turismo montano e che adorano vivere esperienze all’aria aperta.

Chiesa di San Vincenzo

La chiesa di San Vincenzo è il luogo di culto più importante di Saint Vincent, dedicata al santo patrono.

È stata costruita nel XI secolo dai monaci Benedettini, su un preesistente edificio romano che con molta probabilità era una villa patrizia oppure un edificio pubblico.

La chiesa è in stile romanico anche se alcuni interventi successivi hanno permesso la sovrapposizione di diversi stili architettonici.

L’interno è a navata unica e l’ambiente è caratterizzato dalla presenza di colonne quadrate, cilindriche e poligonali, in alternanza.

La chiesa al suo interno restituisce un’immagine di semplicità interrotta in parte dalla decorazione pittorica dell’abside.

Gli affreschi più antichi sono stati realizzati nel 1416 da Jacopo Jacquerio o da allievi della sua scuola.

Sotto la chiesa di San Vincenzo si trova la cripta a tre navate, con colonnine in pietra che poggiano su capitelli del VIII secolo.

Alcune stanze della chiesa di San Vincenzo sono state dedicate al Museo d’Arte Sacra, in cui sono esposti importanti suppellettili e arredi sacri che contribuiscono a ripercorrere la storia religiosa di questi luoghi.

Monumento Mariano alla vetta del monte Zerbion

Alla base di questo monumento dedicato a Maria Vergine c’è un forte amore e una fede autentica.

Il monumento è stato voluto dalle donne di Saint Vincent, moglie, madri, sorelle e figlie di quegli uomini che erano impegnati a combattere la prima guerra mondiale. Con questo voto invocavano la protezione della Madonna sui propri cari.

Grazie alle offerte del popolo si raccolse il denaro necessario per la costruzione del monumento, che venne realizzato tra il 1931 e il 1932. Venne costruito utilizzando pietra locale e sabbia ed acqua del torrente Evacon, portato sulla montagna con l’aiuto di animali da traino.

Per la sua grandezza la statua venne realizzata a pezzi, che vennero assemblati in seguito. In un primo momento venne esposta in chiesa e dopo la benedizione venne smontata e assemblata nuovamente sul monte Zerbion, a 2722 metri sul livello del mare.

È tradizione per gli abitanti di Saint Vincent e dei borghi vicini recarsi in pellegrinaggio presso il monumento mariano ogni 29 luglio, per rinnovare il voto fatto più di un secolo fa.

La bellezza dell’ospitalità

Saint Vincent ha goduto dei privilegi di trovarsi in una posizione favorevole. Durante gli anni dell’Antica Roma il borgo si trovava lungo la Via Gallia ed era quindi punto di passaggio per papi, imperatori e patrizi.

Nell’alto medioevo Saint Vincent e il suo hospitale accolsero i pellegrini che seguivano il cammino della Via Francigena. L’hospitale è la concretizzazione di un forte senso di ospitalità e accoglienza che non si è spento nemmeno quando la piccola struttura è stata demolita. Al suo posto sono stati costruiti nuovi edifici per il ricovero dei viandanti.

Nel ‘Cinquecento giunsero cartografi e geografi che avevano il preciso compito di individuare giacimenti nel sottosuolo e che contribuirono a fornire una precisa cartografia della regione.

Una svolta significativa arrivò nel XVII secolo, in questo periodo giunsero a Saint Vincent i viaggiatori per diletto. Uomini colti, letterati ed artisti che arrivarono qui principalmente dall’Inghilterra e dalla Francia, desiderosi di conoscere il territorio e le Alpi. Sono veramente tanti i nomi che si potrebbero annoverare e che grazie ai loro scritti e ai loro dipinti hanno contribuito a portare il nome di Saint Vincent per tutta Europa. Tra tutti in particolare si ricorda James Cockburn, uomo d’armi e d’arte, che ha realizzato una tavola raffigurando il ponte romano ancora integro.

Nel 1857 giunge anche Lev Tolstoj, che girovagò per i monti e le vallate raccontando Saint Vincent e il territorio nei suoi preziosi quaderni di viaggio.

Nell’Ottocento passò per queste parti Napoleone Bonaparte, accompagnato da circa quarantamila soldati in marcia per la campagna d’Italia. Il generale francese era un ospite sgradito e secondo la tradizione i soldati austriaci provarono a respingerlo e a fermarlo, ottenendo solo il prosciugamento delle casse di molti borghi valdostani.

In tutto questo s’inserisce la scoperta della fonte termale di Saint Vincent, individuata nel 1770 dall’abate J. B. Perret. Questo portò alla necessità di costruire nuovi assi viari e strutture adatte ad ospitare i possibili fruitori delle terme, che giunsero in grande numero. Nel 1797 arrivò a Saint Vincent Benedetto Maurizio, figlio di re Carlo III, e dopo di lui furono tanti i reali da tutta Europa che arrivarono in questo borgo. Tra tutti si possono ricordare l’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo d’Este, che venne in compagnia delle due figlie, il Duca Ferdinando e la regina Margherita di Savoia, che era anche un’amante del territorio.

Queste importanti visite portarono Saint Vincent a rinnovarsi e a rinascere sotto una veste elegante e raffinata. Qui erano di casa sovrani e nobili ma anche reduci delle guerre indipendentiste, tra cui Silvio Pellico che nel 1850 arrivò a Saint Vincent dopo la prigionia polacca, bisognoso di cure termali per rinvigorire il suo fisico e la sua anima.

Tra i letterati si ricordano Alexandre Dumas e nel 1895 Giosuè Carducci.

La seconda guerra mondiale è stata un freno per le terme e per le sue visite illustri ma Saint Vincent non interruppe la sua tradizione d’accoglienza. In questi anni giunsero genti in fuga dalle città per motivi religiosi e civili. La popolazione aprì le porte delle proprie case e mise in pericolo la propria tranquilla esistenza, pur di dare riparo e nascondere queste persone. Nel villaggio di Amay trovò riparo Primo Levi, che però venne scoperto e deportato nel campo di concentramento nazista.

Lasciatosi alle spalle il conflitto bellico e gli anni bui, Saint Vincent è rinata quando nel 1947 è stata inaugurata la Casa da Gioco. Il casinò ha acceso di nuovo i riflettori su questo borgo montano. È una lunghissima lista quella dei nomi importanti che sono arrivati qui in questi anni, celebrità come Gassman e De Sica ma anche registi come Fellini e Rossellini, giornalisti come Indro Montanelli ed Enzo Biagi accanto a star della musica internazionale come Ray Charles, Ella Fitzgerald e Liza Minelli. Politici come Gorbaciov, Giuseppe Saragat e Giulio Andreotti ma anche Papa Giovanni Paolo II che visito Saint Vincent in 19 luglio del 2002, in occasione del suo ultimi giorno in vacanza in Valle d’Aosta.

Torcetti di Saint Vincent

I Torcetti di Saint Vincent sono un dolce tipico della Valle d’Aosta, ideali per addolcire i risvegli mattutini ma anche per accompagnare il caffè.

I Torcetti sono particolari biscotti, diffusi anche in altre regioni con altri nomi. L’impasto è totalmente privo di zucchero perché dopo la cottura vengono ricoperti con una glassa dolce.

I Torcetti erano particolarmente amati dalla regina Margherita di Savoia, a cui piaceva soggiornare a Saint Vincent e godere delle proprietà benefiche delle acque termali.

Ingredienti

  • 250 gr di farina 00;
  • 100 gr di burro;
  • Mezzo cucchiaino di bicarbonato;
  • Mezza bustina di lievito di birra liofilizzato;
  • Zucchero b.q.;
  • Un pizzico di sale.

Preparazione:

Tenere il burro fuori dal frigo, a temperatura ambiente, per farlo ammorbidire.

Nel frattempo sciogliere il lievito di birra in un bicchiere d’acqua tiepida, aggiungendo mezzo cucchiaino di zucchero.

Su una superficie liscia disporre la farina a fontana e nel mezzo versarci l’acqua con il lievito sciolto e un pizzico di sale ed iniziare ad impastare. Lavorare il tutto fino ad ottenere un impasto morbido e omogeneo e poi coprirlo con un canovaccio e lasciarlo riposare al caldo per un’ora.

Trascorso questo tempo, prendere l’impasto e aggiungere il burro, lavorandolo nuovamente con le mani per accorparlo per bene. Infine lasciar riposare l’impasto per un’altra ora.

Una volta passato il tempo necessario prendere l’impasto e lavorarlo dividendolo in tronchetti lunghi dieci centimetri e spessi circa quanto un dito. Riempire una ciotola di zucchero ed immergere i tronchetti d’impasto, infine chiuderli formando una piccola ciambella e sovrapponendo le estremità.

Disporre i biscotti in una teglia foderata con carta forno e infornare per circa quindici minuti a 90°.

Una volta cotti lasciarli raffreddare e poi conservarli per circa due settimane in una scatola di latta.

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