Il Borgo di Montalbano Elicona

Poche migliaia di abitanti e una matassa di vicoletti e stradine che s’incrociano e s’intarsiano per dare vita a Montalbano Elicona: un borgo che splende di luce propria.

Montalbano Elicona è adagiato sui monti come un petalo di margherita, e gli fa da sfondo un panorama affacciato sul mare e sulle Eolie.

Dalla prima all’ultima, le case di questo borgo guardano in alto e  rivolgono lo sguardo al castello di Federico d’Aragona che ancora oggi è il vero signore di questo borgo. È un maniero elegante che con le sue mura merlate si erge sull’abitato. Lo scrutano con immutata riverenza le piazze del paese, le piccole chiese disseminate per le strade del centro e le fronde del bosco di Argimosco, custode di storie leggendarie.

Se pensate che la Sicilia sia bella solo in estate  Montalbano Elicona vi farà ricredere: rosso e giallo d’autunno, chiaro e candido d’inverno, rosa e verde in primavera, dai colori vivaci e frizzanti in estate.  Ogni tonalità, ogni pennellata lo rende di una bellezza sempre nuova e sempre unica.

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La storia
Le vicende storiche di Montalbano Elicona sono fili che s’intrecciano con la storia della Sicilia e dell’Italia meridionale, perché la posizione strategica su cui è sorto il borgo lo ha reso un centro di grande interesse, determinandone la buona e la cattiva sorte nel corso dei secoli.

Le origini di Montalbano Elicona risalgono probabilmente al periodo in cui i Saraceni governavano la Sicilia. Il dominio arabo ha lasciato un’impronta che è arrivata fino alla Sicilia di oggi, infatti si pensa che l’etimologia del nome Montalbano deriverebbe dall’arabo “Al” “Blank”, ossia luogo eccellente, oppure da Mons Albus, per via delle alture innevate su cui si trova l’abitato.

Elicona invece sarebbe stato aggiunto in epoca greca: “Helikon” era il nome che aveva l’altura su cui venne fondato il nucleo medievale di Montalbano.

La presenza turca nell’Italia meridionale ha portato preoccupazioni nella Santa Sede: il papa si è affrettato a chiedere l’intervento dei Normanni che prontamente hanno accolto la richiesta. La Sicilia è stata conquistata da Ruggero d’Altavilla, che partito da Messina e si è diretto verso la valle di Elicona, distruggendo città e villaggi. Nonostante questo, il suo regno ha portato ad un’ondata di crescita. In questo periodo infatti Montalbano è passato al regio demanio e si è rafforzato con un sistema di difesa. Alla morte di Ruggero d’Altavilla, il trono di Sicilia è passato nelle mani del figlio Ruggero II che ha avuto il merito di incentivare la tolleranza religiosa, favorendo un clima di integrazione sociale. La situazione è cambiata improvvisamente alla sua morte, quando in tutta l’isola si è diffuso un forte malcontento nei confronti dei musulmani, che iniziarono ad essere perseguitati e talvolta uccisi. I segni di questa intolleranza sono ancora oggi ben visibili a Montalbano, soprattutto nelle campagne dove si possono vedere i cùbburi, casotti dove i perseguitati si rifugiarono.

La dinastia normanna è termina quando il regno è passato ad Enrico VI e poi al figlio di questi: Federico II di Svevia. Durante il dominio federiciano Montalbano doveva essere un centro piccolo ma rilevante. Federico II si preoccupò di limitare le ingiustizie e gli abusi nei confronti del popolo ed incentivò l’agricoltura mantenendo però una sostanziale divisione tra ceti alti e ceti bassi. Nonostante tutto, la politica federiciana non ha incontrato il favore della Santa Sede e dei nobili siciliani, che ben presto imbastirono un conflitto contro lo svevo. Alcune città siciliane aderirono alla rivolta contro Federico II e tra questi vi era Montalbano Elicona. Il borgo si divise  tra i sostenitori degli svevi e gli oppositori, ma quando Federico II è riuscito a riprendere in mano le redini della situazione pose fine alle insurrezioni con ferocia. Le case e il castello vennero distrutte e molti abitanti furono costretti a rifugiarsi nei borghi vicini, mentre altri furono assoggettati alla schiavitù. Questi ultimi riuscirono a ricostruire Montalbano, favoriti anche dall’aiuto dello stesso Federico II che comunque riconosceva in questo borgo un’importanza notevole soprattutto come snodo negli scambi commerciali.

Con la morte di Federico II si è aperta una crisi di potere che ha portato Montalbano a diventare feudo, anche se solo per un breve periodo. Il papa intervenne nuovamente chiedendo il supporto degli angioini, che sconfissero lo svevo Manfredi ed imposero una signoria che portò malcontento e rivolte.

In questo contesto la fortuna di Montalbano è rappresentata nuovamente da un Federico: Federico II d’Aragona, che non senza difficoltà riuscì a ottenere il regno siciliano.

Federico II d’Aragona aveva una predilezione particolare per Montalbano Elicona, perché proprio in questo borgo da bambino aveva trascorso delle piacevoli vacanze. Il regno di Federico II ha rappresentato il periodo di massimo splendore di questo borgo siciliano. Il sovrano aragonese si è prodigato per rafforzare la struttura difensiva e per addolcire i tratti del castello, trasformandolo in un’elegante dimora regia. Proprio tra le mura di questo maniero Federico II amava soggiornare durante le vacanze e durante i periodi in cui si recava a Montalbano per giovare di alcune acque termali presenti a pochi km dal centro abitato.

La fortuna di Montalbano però non durò a lungo: nel 1312 un nuovo conflitto ha interessato la Sicilia ma nel 1336 Federico II d’Aragona, ormai stanco, morì e senza di lui venne meno anche il sogno di Montalbano Elicona di diventare una “città reale”.

Una lenta decadenza trascinò il borgo verso un periodo caratterizzato da lotte dinastiche, perdite di privilegi e continui passaggi tra feudatari, totalmente disinteressati al benessere pubblico.

Oggi Montalbano Elicona è un borgo piccolo ma è sicuramente tra i più belli d’Italia, ragion per cui sono veramente in tanti i visitatori che ogni anno scelgono di fare una passeggiata tra le sue stradine che conservano ancora tratti tipicamente medievali.

Il castello

Il castello ha rappresentato per secoli il centro politico del borgo e ancora oggi è il fulcro attorno a cui ruota la vita di Montalbano Elicona.

Si eleva sulle case della cittadina, contraddistinto da un’elegante imponenza che è favorita anche dalla merlatura delle sue mura.

La storia di Montalbano Elicona è strettamente legata a questo castello, che sorge sulle rovine di una fortezza. Non è stata l’incuria e l’abbandono a danneggiare la struttura precedente, bensì la furia cieca di Federico II di Svevia, fortemente risentito dalle proteste nei suoi confronti che avevano agitato una parte del popolo. È stato lo stesso sovrano svevo, insieme agli abitanti superstiti, a ricostruire il castello.

Trascorsi alcuni secoli, con Federico II d’Aragona il castello di Montalbano Elicona viene trasformato in una residenza regia, destinata ad ospitare il sovrano aragonese ed i suoi discendenti.

Il castello ha una forma squadrata, con una corte centrale. Si articola essenzialmente su due livelli: il primo che è quello fortificato ed è decorato da bifore, il secondo sopraelevato è contraddistinto dalla merlatura.

Nell’intero sono ancora oggi riconoscibili i diversi ambienti e gli usi che ne venivano fatti, contraddistinti da una sostanziale differenza tra gli spazi riservati ai sovrani e quelli riservati agli uomini e alle donne di servizio.

All’interno del castello è presente anche la chiesa palatina della Trinità, dove si trova la cappella reale. In questa chiesa si trova un sarcofago in pietra dove si pensa che sia stato seppellito Arnaldo da Villanova, uomo di fiducia e dotto medico di Federico II d’Aragona.

Basilica minore di Santa Maria Assunta e San  Nicolò vescovo

Dove ora sorge la chiesa madre di San Nicolò in principio vi era una piccola chiesa ad un'unica navata: la chiesa di San Pietro e Paolo.

In seguito, nella prima metà del XII secolo venne costruita una chiesa più grande e in essa venne inglobata anche la piccola chiesetta precedente. Nel 1646 durante alcuni lavori di restauro ed ampliamento venne aggiunto il campanile.

Nel 1997 papa Giovanni Paolo II ha innalzato questo luogo di culto al rango di Basilica minore.

Il prospetto principale della chiesa si affaccia sullo slargo di piazza del Duomo. All’interno sono conservati alcuni importanti opere come un crocefisso ligneo del ‘Quattrocento, una statua ed un tabernacolo che sono stati attribuiti all’artista Giacomo Gagini e un dipinto dell’Ultima Cena attribuito alla scuola di Guido Reni.

Riserva Naturale del bosco di Malabotta

Montalbano Elicona rientra tra i comuni che fanno parte della Riserva naturale del bosco di Malabotta, un luogo ameno e tranquillo immerso nella purezza della natura.

La riserva è caratterizzata da un bosco di querce, faggi, castani, pioppi, noccioli e agrifogli e un sottobosco composto essenzialmente da biancospino e rose selvatiche. Come la flora anche la fauna è abbastanza eterogenea e tipica di un ambiente boschivo. Camminando per i sentieri della riserva può capitare d’imbattersi in animali come gatti selvatici,  ricci, volpi, ghiri, donnole, cinghiali, istrici e può capitare di veder volare falchi e aquile reali, ma anche di trovare gufi e civette.

La festa di Santa Maria della Divina Provvidenza

Il culto della Santa Vergine Maria anima tutta la Sicilia da secoli. A Montalbano Elicona è particolarmente venerata Santa Maria della Divina Provvidenza. Come spesso accade i fedeli sono legati a questa devozione per via di alcuni prodigi miracolosi che la Madonna ha compiuto in passato nel borgo. Sono spesso storie che hanno un contorno di leggende e sono animate da una fervida credenza popolare.

Proprio grazie ai miracoli che sarebbero stati compiuti dalla Madonna, la chiesa di San Domenico nel XX secolo è stata elevata a Santuario di Santa Maria della Divina Provvidenza.

I festeggiamenti in onore di Santa Maria della Divina Provvidenza si celebrano ogni anno il 24 agosto e per l’occasione il borgo è meta di pellegrinaggio dei fedeli provenienti dai paesi limitrofi.

Particolarmente suggestiva è la processione che porta la statua della Madonna per le strade del paese, ornata degli ori sacri e decorata da centinaia di fiori. A portarla sono gli ‘ smanicati’: fedeli che sorreggono la statua camminando scalzi per onorare un voto fatto a Maria.

A tarda sera, dopo una fiaccolata, la statua della Madonna viene rimessa al suo posto, questo per i fedeli è il momento più sentito dell’intera festa.

Questo culto si onora dal 1522 ma solo da alcuni anni accanto alle celebrazioni religiose sono stati affiancati concerti e spettacoli di vario genere, che permettono di incrementare di anno in anno i visitatori che giungono in questo borgo.

Feste aragonesi

Chi arriva a Montalbano Elicona la seconda settimana di agosto penserà di aver attraversato la linea del tempo, perché questo borgo siciliano in quel periodo dell’anno abbandona la modernità per tornare nel Medioevo.

Federico II d’Aragona era particolarmente legato a Montalbano Elicona e al suo castello e i cittadini del borgo ancora oggi sono particolarmente affezionati a questa figura storica, per questo ogni anno lo omaggiano con le ‘Feste aragonesi’.

Le vie del paese diventano per quest’occasione una girandola di suoni e colori, grazie alle centinaia di figuranti in costume che animano il borgo con canti e balli medievali.

Tra giochi d’epoca, spettacoli di giocoleria, sbandieratori e ricostruzioni storiche, il vero protagonista della festa è Federico II d’Aragona che riceve in dono due falconi di montagna e i prodotti della terra, ed infine le chiavi del paese con cui si ritira nel suo castello, la ‘ regia aedes’, salutando tutti e rinnovando l’appuntamento per il prossimo anno.

La leggenda di Marta

Un bosco fatto di alti alberi e fronde fitte che creano un gioco di luci e ombre ed un sito archeologico affascinante, dove si dice danzassero le fate dei boschi, questo è lo scenario per un’antica leggenda di Montalbano Elicona, la leggenda di Marta.

Marta era una pastorella allo sbocciare della gioventù, così bella che un cavaliere se n’era innamorato senza però essere ricambiato. La ragazza per sfuggire alle lusinghe dell’uomo si rifugiò nel bosco di Argimosco e il signore ingaggiò cinquantuno cavalieri affinché si addentrassero per il borgo alla ricerca di Marta. Nonostante gli uomini conoscerò a fondo quei luoghi e quei sentieri, nessuno riuscì a trovare la giovane.

Don Olindo, uno dei cavalieri, quando si stancò decise di uscire dal bosco e si trovò davanti ad un enorme pietra che aveva le sembianze di una donna con le mani giunte, intenta a pregare. Don Olindo era certo che quell’enorme masso non c’era prima in quel punto e anche i suoi compagni confermarono. Era tutto così incredibile e così assurdo da sembrare un sogno: totalmente irreale. Tutti pensarono subito a Marta, la fanciulla che nessuno era riuscita a trovare e che sembrava essersi trasformata in un’enorme roccia.

Il megalite di cui si parla nella storia di Marta è chiamato da tutti ‘l’Orante’, fa parte di un complesso archeologico conosciuto come ‘i megaliti di Argimusco’. Si tratta di rocce di arenaria quarzosa scolpite dalla forza del vento e dall’incessante cadere delle piogge.

La leggenda di Marta e dell’Orante ha ispirato la fantasia dello scrittore siciliano Melo Freni, che ha esordito nella storia letteraria italiana con un romanzo dal titolo ‘ Marta d’Elicona’.

Il presepe vivente

A Montalbano Elicona viene allestito uno dei più bei presepi viventi della Sicilia, consacrato nel 2000 come il più bello dell’intera isola.

Per l’occasione il quartiere Serro, tra i più antichi di Montalbano, viene completamente trasformato: nelle casette disabitate vengono ricreate ambientazioni tipiche con scenari d’altri tempi sempre piacevoli da vedere. I figuranti in costume d’epoca sono centinaia e aumentano ogni dicembre, pronti ad interpretare i mestieri antichi che fanno parte della storia di Montalbano. Tra pastori, vasai, boscaioli, tessitrici e le note delle cornamuse insieme alle voci angeliche del coro si snoda un percorso che conduce nella grotta, dove di anno in anno e di borgo in borgo si rinnova il miracolo della nascita di Gesù Cristo.

Arnaldo da Villanova

Arnaldo da Villanova è un personaggio misterioso e affascinante, che con la sua morte ha lasciato una lunga scia di dubbi e interrogativi.

È nato in Francia nel 1240, probabilmente nei pressi di Valencia,  e successivamente si è trasferito a Parigi dove ha studiato medicina.

È stato medico e dotto di grande fama, tanto che nel Medioevo ha affiancato sovrani e papi e  soprattutto è stato l’uomo di fiducia del re Ferdinando II d’Aragona.

Ben presto si diffuse la sua fama di abile alchimista e si racconta che davanti a papa Bonifacio VIII riuscì a ricavare delle verghe d’oro puro  da degli oggetti semplici.

Nonostante fosse notevolmente accreditato presso la Santa Sede, nel 1305 in Catalogna l’inquisizione vietò la lettura delle sue opere, perché su una di queste Arnaldo da Villanova sosteneva che nel XIV, con la venuta dell’anticristo, si sarebbe conclusa l’era presente.

Durante gli ultimi anni della sua vita Arnaldo tornò al servizio di Federico II d’Aragona e per conto del sovrano intraprese numerosi viaggi diplomatici, sia in Italia che in Francia e in Africa. Durante uno di questi spostamenti Arnaldo da Villanova morì.

Dopo la sua morte nel 1316 l’inquisizione di Tarragona bruciò le sue opere e ne vietò la divulgazione.

Per molti anni si persero le tracce di Arnaldo di Villanova e con lui i resti delle sue spoglie mortali, solo in occasione della ristrutturazione della cappella del castello di Montalbano Elicona venne ritrovato un sarcofago dove si presuppone sia stato sepolto proprio il dotto medico.

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La cucina tipica

La tavola di Montalbano Elicona rispecchia in pieno il carattere dei suoi commensali: persone umili che hanno trovato la loro fonte di sussistenza nel lavoro nei campi e tra i pascoli. Dal mondo dei contadini e dei pastori arrivano gli ingredienti principali che compongono i piatti tipici di Montalbano Elicona.

Le donne trasformano la farina di grano duro nei busiati: pasta fresca prepara con il ferro delle calze, simili a maccheroni ma con il buco più largo per far passare l’acqua di cottura. I busiati vengono conditi con un sugo di pomodoro fresco e carne di maiale. Il maiale ricorre più volte nella cucina tipica di Montalbano Elicona, la cotica di maiale viene aggiunta nella pasta e fagioli ma è anche il principe del sutta e suvra, insieme al lardo.

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