Il Borgo di Sepino

I tetti in coppi si affacciano su una valle dipinta dall’intensità dei boschi. I colori vivaci delle case s’incastrano con le scalinate, gli scorci panoramici e i vicoletti lastricati, da cui emerge un’atmosfera da medioevo che rimbalza qua e là per gli angoli del centro storico.

La storia di Sepino è stata scritta mattone su mattone, realizzata con l’incastro di tempi e luoghi.

Sul colle vicino si trovano i resti della romana Saepinum, che sorride alla città attuale perchè entrambe s’intrecciano e si sorreggono l’un l’altra.

Riposo dei pastori viandanti e luogo di passaggio per le greggi: a Sepino resta ancora molto di questo gusto rustico e rurale che s’incastona con i palazzi importanti e con i raffinati portali che si affacciano sulle strade.

Sepino è bellezza che resiste, un  borgo dal passato millenario e dalle tradizioni senza tempo, in cui a pieni polmoni si respira il profumo caldo e accogliente delle comunità che si vogliono bene.

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Il calpestio delle greggi lungo gli impervi costoni rocciosi delle montagne ha permesso nei secoli di creare strade battute, che consentivano ai pastori e alle mandrie di raggiungere i pascoli lontani. Queste strade sono i Tratturi, bisogna partire da qui per tracciare la linea della storia di Sepino.

Sepino sorge in un punto prescelto per il riposo dei pastori della transumanza. Quando il popolo venne travolto dalla violenza delle guerre del Sannio decise di trasferirsi nelle vicinanze, in località Terravecchia. La città a quel tempo  era fortificata con una cinta muraria e tre porte d’accesso. Tito Livio descrive Sepino come fortissima atque potentissima, ma la città viene comunque espugnata dai Romani e subisce la stessa sorte degli altri borghi sanniti, costretti ad intraprendere le guerre sociali per ottenere la cittadinanza romana e godere di importanti benefici.

Con l’impero di Augusto e la sua pax augustea (29 a.C) il popolo approfittò del periodo di tranquillità per ritornare a valle e venne quindi fondata Saepinum. Questo municipio romano diventò presto di notevole importanza, sia per la posizione che occupava, trovandosi lungo il tratturo che portava dalla Puglia all’attuale L’Acquila, sia perché in questo borgo erano presenti famiglie importanti, come quella di Nerazio Prisco, che l’imperatore Traiano scelse come suo successore. Sotto la guida di Roma nella città molisana vennero costruiti numerosi edifici privati e pubblici, come il teatro, il tempio e il foro.

Tuttavia come tutti i municipi romani anche Sepino si è piegata davanti alle sorti dell’Impero, subendo la devastazione della guerra greco-gotica (535-553) e le conseguenti incursioni dei goti nelle mura cittadine.

In epoca medievale Sepino rientrò nel ducato di Benevento e nel 667 la piana venne concessa ad una colonia di Bulgari che riuscì a risollevare le sorti della città, portandola a godere di un certo splendore fino al IX secolo. In questo periodo le violente incursioni dei Saraceni spinsero il popolo a rifugiarsi nuovamente sulla montagna, dov’era più facile difendersi. Qui nacque il Castellum Sepinii, che coincide con l’attuale Sepino. Gli abitanti hanno deciso di portare con sé il nome dell’antico municipio romano, per ricordare lo splendore di cui godeva la città.

Per tutto il medioevo e l’età moderna fu un centro florido, grazie anche alla presenza di feudatari dal grande bagaglio culturale.

La zona di Terravecchia, già fin dal IX secolo, venne abitata da una colonia di pastori che utilizzarono le mura del teatro e i resti degli edifici romani come abitazioni. Un’inchiesta sulle condizioni di vita del Sud Italia, degli anni Cinquanta del ‘Novecento, ha realizzato un video molto importante che testimonia la presenza di una colonia di pastori che continuava ad abitare questa zona, in cui ancora si trovavano ben conservati i resti della città romana. Negli anni Novanta dello stesso secolo, s’inizia a comprendere il valore del patrimonio storico- culturale di cui disponeva Sepino, per questo vengono avviati dei lavori di ristrutturazione che porteranno nuova gloria all’antica città.

Altilia- Sito archeologico di Sepino

Saepinum ha una chiara struttura di origine romana, evidenziata dalla presenza di una lunga cinta muraria risalente al 4 d.C. Le mura sono intervallate da quattro porte d’accesso. Il municipio è stato costruito adattando i principali assi viari romani alle strade sannite.

Entrando da Porta Tamarro ci si trova davanti a delle strutture in pietra che sorreggono un arco, sul lato destro della porta si trova un fallo, simbolo apotropaico che aveva il compito di scacciare gli spiriti maligni. Seguendo il perimetro delle mura si giunge al teatro, costruito nel I secolo e più volte rimaneggiato nel corso degli anni. Il teatro è la struttura che si è conservata meglio: poteva ospitare tremila spettatori e offriva spettacoli di ludi scenici e pantomime. Il teatro di Saepinum è l’unico ad avere una piccola porta che si apre nelle mura e comunica direttamente con l’esterno della città. Uscendo dalla porticina si giunge alla Porta Bojano, così chiamata perché posta in direzione dell’omonima città molisana. È sostanzialmente un arco sulla cui chiave di volta è scolpito il bassorilievo di un uomo barbuto, che con molta probabilità Ercole. Ai lati si trovano due statue di prigionieri germanici e sotto di esse un’incisione con dedica a Tiberio e Druso, finanziatori dell’edificio e figli adottivi di Augusto.

A sinistra di Porta Bojano si trovano gli edifici delle terme, i cui mosaici sono conservati nel museo Porta di Benevento.

Lungo il decumano (antico asse viario romano) si trovano i principali edifici pubblici: un tempio probabilmente dedicato a Giove, alcune botteghe, il macellum che coincideva con il mercato, il quartiere abitativo e una fontana, detta del Grifo, per via della lastra da cui fuoriesce il tubo dell’acqua. Sotto al tempio si trovano i resti della fullonica: un antico edificio utilizzato per la lavorazione dei tessuti e per la conceria delle pelli, non è l’unica struttura utilizzata come luogo di lavoro, si può trovare infatti un mulino ed un’altra conceria.

La vita dell’antica Saepinum termina con porta Benevento, i cui elementi architettonici ricordano  Porta Bojano. Varcata la soglia di quest’ultimo accesso ci si può avviare per i vicoletti del centro storico dell’attuale Sepino.

Chiesa di Santa Cristina

Sul finire dell’anno Mille due pellegrini diretti verso la Terra Santa portarono a Sepino le reliquie di Santa Cristina: inizia così la storia di questa chiesa. Non si sa quando venne edificato questo luogo sacro ma nel 1241 la chiesa viene per la prima volta menzionata in un documento scritto, probabilmente però esisteva già da prima. Quasi sicuramente è stata costruita nel IX secolo, insieme al Castellum Sepinii e forse annessa alla struttura come cappella. L’edificio è stato minato da calamità naturali e da numerosi rifacimenti e per questo a noi non è giunto nulla della costruzione originale.

Oggi l’ingresso principale si affaccia sulla piazza con un elegante portale del XVII secolo, su cui campeggia lo stemma civico. L’ingresso posteriore invece dà su una scalinata, alla sua sinistra si trova il campanile a forma quadrata, distrutto nel terremoto del 1805 e ricostruito nel 1824 grazie al denaro raccolto dalle donazioni della comunità. Il campanile è unico nel suo genere, grazie anche alla presenza in cima di una struttura in ferro battuto, detta “ Ru Buttiglion”, che probabilmente è stata posta nell’Ottocento ed è opera di artigiani locali.

L’interno della chiesa è a croce latina, con tre navate delimitate da due arcate laterali. La navata centrale è arricchita da cinque tele che raffigurano scene bibliche e sono state realizzate da Amedeo Trivisonno nel 1958. Dello stesso autore sono anche le otto tele che arricchiscono la cupola e raffigurano i quattro dottori della chiesa orientale e i quattro dottori della chiesa occidentale.

Tra le cappelle le più importanti sono sicuramente quella dedicata a San Carlo Borromeo, con una cornice in legno intarsiato e dorato, e la cappella Carafa detta ‘del tesoro’ per le reliquie di Santa Cristina e le importanti opere di artigianato locale che sono conservate al suo interno. La cappella è stata restaurata nel 1999.

Le tre fontane- terme di Altilia Saepinum

Le terme di Sepino sgorgano sulla vetta dei monti Sepina. Sebbene possano raccontare una storia millenaria non sono molto conosciute nel resto della penisola italiana. I primi ad individuare le proprietà curative di quest’acqua sono stati i Sanniti, successivamente con la conquista di Sepino da parte dei Romani è stato costruito un acquedotto che faceva arrivare l’acqua dalla fonte direttamente nelle case degli abitanti. Alcuni studi archeologici hanno poi portato alla luce ben tre edifici termali risalenti al periodo dell’impero romano, due erano luoghi privati ed uno era pubblico, erano frequentati anche da personalità molto importanti per quel tempo. Alcuni studi hanno evidenziato che le acque di queste terme contengono bicarbonato, silicio e selenio e non sono alterate dal terreno o dall’aria per questo sono ideali per gli sportivi e gli adolescenti ma anche per la cura e la prevenzione di alcune patologie come la gotta e la calcolosi. Le acque di Sepino sono anche ottime per essere bevute, infatti è stato realizzato un impianto che imbottiglia l’acqua alla fonte.  Una delle tradizioni più antiche di Sepino è proprio quella di offrire un bicchiere d’acqua al viandante che si avvicina per la prima volta alla fonte, in segno di accoglienza.

Il nuovo anno e le tradizioni di Sepino

La storia di Sepino è un ordito di antiche tradizioni, le più attese e sentite sono quelle che accompagnano l’inizio del nuovo anno. Il 31 dicembre si svolge la Sagra del Bufù, le strade di Sepino si riempiono di musiche augurali, gruppi di suonatori girano per ogni abitazione dedicando serenate all’intero paese, sfilano suonando strumenti rudimentali come il Bufù, appunto, che è realizzato con una botte coperta in alto da pelle di capra essiccata al sole, alla pelle viene fatto un foro da cui si fa passare una canna e lo sfregamento produce un suono caratteristico. Sono tipiche anche le zingareglie, costruite con due aste di legno e cui vengono inchiodati pezzi di lamiera di forma romboidale e rotonda. Le due aste vengono battute tra di loro e danno vita ad un suono molto allegro. Il ritmo viene dato dall’organetto e dai tamburelli ma soprattutto da un capobanda vestito con un abito tipico. La mattina del primo gennaio le bande ritornano per le strade e si sfidano in una gara. Il buon augurio di Sepino non termina così e nemmeno le feste natalizie si chiudono con l’epifania, ma si protraggono fino al 9 gennaio.

L’8 gennaio è la sera della Cena della Crianzola, come da tradizione il sindaco organizza una cena insieme ai capofamiglia del paese e delle contrade, un momento di convivialità molto importante in cui si assaggia il vino dei produttori locali. È molto sentita anche la Notte delle campane di Santa Cristina che coincide con la festa civile della patrona del paese. Una dei giorni più attesi dai bambini di Sepino, che ricevono in dono dal comune il cartoccio, che contiene dolci della tradizione e leccornie varie. La serata prosegue poi con la Processione delle Verginelle: le bambine, dopo aver ricevuto il cartoccio, sfilano vestite di bianco e scortate dall’amministrazione comunale, fino alla chiesa, dove il sindaco dona a Santa Cristina oro, incenso e mirra e tutta la comunità assiste alla messa. Al termine della celebrazione liturgica si dà il via al suono delle campane che proseguirà per tutta la notte: vengono suonate da alcuni giovani del paese, scelti attraverso un’estrazione.

Per Sepino questi giorni sono i più emozionanti dell’anno, perché hanno il gusto autentico della comunità che solo le antiche tradizioni sanno dare.

Nerazio Prisco

Lucius Neratius Priscus, nacque a Saepinum, nella famiglia dei Neratii, conosciuta a Roma per aver ricoperto ruoli importanti nella magistratura, sin dall’Età Repubblicana.

Nerazio Prisco scalò velocemente il cursus honorum, una serie sequenziale di uffici pubblici che l’aspirante politico doveva dirigere prima di giungere alla massima carica. Nel 97 d.C durante il breve impero di Nerva, diventò cunsul suffectus, uno dei due consoli che deteneva il supremo potere civile e militare. Nel 98 d.C probabilmente venne nominato governatore della Pannonia, una regione che si trovava nei Balcani. Durante gli anni dell’impero di Traiano è stato il funzionario di fiducia dell’imperatore, tant’è che lo stesso lo designò come suo successore.

Non resta molto della sua attività giuridica, ma compilò diversi volumi che rimangono un riferimento per gli studiosi del diritto romano.

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Baccala Arracanto

La cucina di Sepino è legata alla tradizione contadina, con un abbondanza particolare di carni di maiale ed insaccati come la ventricina e la soppressata.

Ogni festa, ogni borgo, ogni casa a tavola è un mondo a sé, fatto di abitudini e usanze che si tramandano nel tempo. Una delle tradizioni più care alle famiglie di Sepino riguarda la vigilia di Natale: in passato il giorno si digiunava, ma la sera ci si raccoglieva tutti davanti al focolare per giocare a carte e mangiare le pietanze preparate per il cenone, tra cui non poteva assolutamente mancare il Baccalà Arracanato, cioè gratinato.

Ingredienti:

  • 600 gr di Baccalà, tenuto in ammollo;
  • 250 gr di mollica di pane;
  • 200 gr di noci;
  • 50 gr di uva passa;
  • 100 gr di olive nere denocciolate;
  • 6-8 pomodorini;
  • 1 bicchiere di vino bianco;
  • Una foglia di alloro;
  • Uno spicchio d’aglio;
  • Prezzemolo tritato, olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.

Procedimento

Prendere un teglia, spargere sul fondo un filo d’olio e aggiungere il baccalà tagliato a pezzi di media dimensione. In una ciotola mettere ammollo l’uvetta e poi strizzarla per togliere via l’acqua in eccesso. Unire l’uvetta alla mollica di pane, alle noci e al prezzemolo e all’aglio tritati, infine versare sul composto dell’olio extravergine d’oliva, per evitare che la mollica sia troppo secca. Aggiustare di sale e pepe e usare il composto per coprire il baccalà, aggiungendo pomodorini e olive denocciolate.

Infornare a 180° e dopo dieci minuti annaffiare il baccalà con una miscela di vino bianco, olio d’oliva e foglie d’alloro.

Dopo trentacinque minuti di cottura il baccalà arraganato è pronto, è ideale servito caldo. Una vera prelibatezza.

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