The Borgo of Narni

Se avete chiuso gli occhi e li avere riaperti al centro esatto della penisola italiana allora potete essere solo a Narni o più precisamente vicino Ponte Cadorna, uno dei tanti ruderi che in questa zona racconta la storia della romana città di Narnia.

Narni è un borgo nel cuore del cuore dell’Italia, in Umbria. Si trova arroccato su un colle da cui guarda la vallata e lo scorrere senza sosta del fiume Nera.

Narni è uno di quei luoghi a cui si vuole bene fin da subito, di diritto prende posto in un angolo del nostro cuore e non lo abbandona più.

Rocca Albornoz da secoli osserva il brulicare della vita dall’alto. Burbera e austera fortezza, difende anche se ormai non c’è più pericolo e permette a Narni di continuare a risplendere.

Vicoli stretti in cui si nascondono chiesette semplici, facciate dalla muratura a vista, piazzette che sono gioielli d’arredo urbano, in questo borgo sono tanti gli elementi che si incrociano e restituiscono un quadro d’autentica bellezza.

Narni offre sempre cose da esplorare e da scoprire e quando si pensa di aver visto tutto bisogna di nuovo richiudere gli occhi e lasciarsi prendere per mano. Si scende giù, letteralmente, nelle viscere della terra che proteggono Narni Sotterranea, un luogo sepolto ma ancora vivo e ricco di storie da raccontare.

Narni è un luogo che sazia. Se dicessimo che è unico sarebbe riduttivo, non esiste angolo di mondo dove si possa ritrovare la magia di Narni.

Panorama di Narni
Abbazia San Cassiano
La Rocca Albornoziana Narni
Narni palazzo comunale
Narni piazza
Narni veduta
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Panorama di Narni
Abbazia San Cassiano
La Rocca Albornoziana Narni
Narni palazzo comunale
Narni piazza
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La storia

Nequinum. L’antico nome di Narni non lasciava spazio a pensieri positivi, anzi guidava il pensiero verso vicende oscure ed incerte. Il toponimo Nequinum si avvicinava molto al termine latino nequitia che significa nullità e a nequeo cioè “non posso”.

Il territorio vicino Narni è abitato fin dalla Preistoria più antica, ma la fondazione della città è attribuita agli Umbri, genti italiche che intorno al 1600 a.C. si stabilirono in zona. Nequinum venne fondata in altura, su una zona impervia e rocciosa che guarda alla valle del Nera. Di questo lontano passato oggi resta testimonianza in alcune incisioni ritrovate nella Grotta di Orlando e nella Sedia di Orlando, che secondo gli studiosi era un altare sacrificale.

Quando il desiderio espansionistico di Roma iniziò a farsi sentire nell’aria Nequinum decise di stringere alleanza con gli Etruschi, con i Sanniti e con altri popoli che volevano mantenere la propria indipendenza. Nequinum però si trovava in una posizione geografica particolarmente interessante, soprattutto per la difesa dei confini romani e per questo nel 300 a.C. venne inviato un console per assediare e sottomettere la città. L’impresa si rivelò difficile e lunga e riuscì solo dopo un anno, grazie alla complicità di due alleati interni.

Diventano colonia romana il suo nome venne cambiato in Narnia, dal fiume Nahar (oggi Nera) che scorre nella valle.

Alcuni ritrovamenti lasciano presupporre che la città ebbe un ruolo chiave durante le prime due guerre puniche.

Nel 90 a.C Narnia diventa municipio romano, a quel tempo era un punto strategico lungo l’asse della Via Flaminia, che viene lastricata nel 27 a.C. per volere dell’imperatore Augusto. In questo stesso periodo vengono anche restaurati e costruiti nuovi ponti e probabilmente rientra in questo contesto anche il grande ponte vicino Narni.

Nel 96 d.C diventa imperatore di Roma Cocceio Nerva, originario di Narni. Il suo governo viene ricordato come uno dei più felici e prosperosi.

In seguito alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente Narni viene attaccato dai Goti, che distruggono la cinta muraria ma non la città.

Il Medioevo è comunque considerato un periodo di crescita per la città. Nel XI secolo Narni controlla alcune dei borghi vicini, nel XII secolo viene costruita la Cattedrale extra moenia, creando un polo religioso che verrà progressivamente inserito nel contesto cittadino.

Sono anni in cui la città viene stravolta da un processo di innovazione e cambiamento, durante il quale alcuni importanti luoghi romani cambiano destinazione d’uso e vengono costruiti palazzi e chiese.

L’indipendenza di Narni viene meno nel XIV secolo, quando la città passa sotto il controllo del papato. Con papa Gregorio XI viene costruito un castello fortificato che dall’alto controlla la città.

È l’inizio di una decadenza economica e culturale che indebolisce notevolmente Narni. Nel 1527 la città viene saccheggiata dai Lanzichenecchi che portano anche due epidemie di pesti. Rialzarsi è difficile, ma Narni viene pian piano ricostruita anche grazie al protettorato di papa Clemente VII.

Nell’anno della Rivoluzione Francese, Narni faceva parte della Repubblica Romana. Quando quest’ultima viene meno, il borgo torna sotto l’influenza dello Stato Pontificio che in seguito viene annesso all’Impero Francese.

Con la Restaurazione ritornano i vecchi meccanismi di potere e Narni cerca invano di rivoltarsi contro Papa Gregorio XVI.

Nel 1856 l’inaugurazione del Teatro Comunale con la Traviata di Verdi è il segno che lo spirito risorgimentale e patriottico aveva contagiato gran parte dei narnesi, che riescono a traghettare l’Umbria verso il Regno d’Italia.

Tra il XVIII e il XIX secolo Narni è interessata da un forte sviluppo dell’edilizia civile e religiosa. Il ‘Novecento è il secolo dell’industria, favorita dalla presenza di acqua fluviale e quindi di energia.

Le due guerre mondiali causano un alto numero di vittime. I bombardamenti della seconda guerra mondiale, in particolare, sono responsabili della distruzione di case, edifici e industrie

Il dopoguerra è difficile ma Narni riesce a rialzarsi poggiando il piede sugli stabilimenti industriali rimasti. In pochi anni la città diventa uno dei centri principali del polo industriale di Terni. Questo porta un profondo cambiamento sul piano economico e sociale ma soprattutto sul piano paesaggistico, tuttavia non riesce a togliere a Narni la sua indiscussa bellezza.

Rocca Albornoz

Alla Rocca Albornoz non ci si arriva per caso. Da Piazza Garibaldi, percorrendo Via del Monte, si può giungere a piedi a questa imponente fortezza. È quasi una visione che si svela a poco a poco, ad ogni passo che si compie per proseguire avanti. Circondata da chiome di ulivi e di cipressi, la rocca si stacca dal verde con il colore chiaro e freddo della sua pietra. Niente fronzoli e decori che possano tradire il carattere burbero e minaccioso con il quale è stata progettata e costruita.

La Rocca è stata voluta da Egido Albornoz, cardinale e diplomatico a servizio del papa, ma soprattutto uomo di politica che intendeva affermare la restaurazione del potere pontificio. Traduzione concreta del suo operato è stata la costruzione di imponenti fortezze, come quella di Narni, ancora perfettamente conservata.

Al contrario dei tanti manieri che sono stati costruiti in Italia come strumento di difesa dell’abitato, la Rocca di Narni viene progettata per il controllo e l’affermazione del potere sul borgo sottostante. Il popolo a lungo la rifiutò, considerandola estranea al contesto cittadino. Del resto era la negazione di un periodo di splendore e l’affermazione di una crisi economica e culturale iniziata con la perdita dell’indipendenza di Narni.

I lavori di costruzione iniziarono nel 1367, nel 1371 si stabilì il primo castellano ma l’opera fu completata solo nel 1378.

Possente ed austera, con la sua impostazione lineare e squadrata. In passato era circondata da un fossato e protetta da una doppia cinta muraria. Tutto in lei è un continuo richiamo alla sua funzione militare. Al suo interno, nascosti agli occhi del popolo, si trovavano un cortile, una cisterna in travertino e una cappella.

Nel ‘Quattrocento venne costruito il torrione, unito alla Rocca da un camminamento sotterraneo, e un nuovo avamposto, situato nel borgo delle Arvolte.

Nonostante tutto la Rocca ospitò tra le sue mura anche papi, imperatori, cardinali e diplomatici. Con il passare degli anni la fortezza passò ad essere anche utilizzata per la difesa cittadina e diventò anche un carcere.

Narni sotterranea

A lungo è stata negata la sua esistenza, ma studi recenti non solo confermano l’esistenza di un tribunale del Santo Uffizio ma testimoniano che abbia operato fino all’Unità d’Italia.

I padri domenicani sono conosciuti come gli inquisitori più temuti ed infatti il tribunale si trovava proprio sotto il convento domenicano. Inizia da qui, dal complesso conventuale di San Domenico la visita a Narni sotterranea.

Accedendo da questo punto si giunge ad una chiesa del XII secolo, ritrovata nel 1979 da un gruppo di speleologi. Qui sono conservati alcuni tra i più antichi affreschi della città. Il pavimento in vetro, ultimato di recente nella chiesa, permette di far vedere a tutti le recenti scoperte archeologiche. Inoltre grazie ad una ricostruzione virtuale è possibile conoscere e vedere le diverse fasi storiche di questo luogo di culto.

Proseguendo oltre si giunge in una cisterna romana, probabilmente ciò che resta di una Domus.Qui utilizzando la realtà virtuale si possono esplorare i cunicoli dell’antico acquedotto romano.

Terminata questa suggestiva esperienza s’imbocca il lungo corridoio, che porta ad un’ampia sala. I documenti ritrovati negli Archivi Vaticani e al Trinity College di Dublino dicono che questo luogo era conosciuto come “la sala dei tormenti”. Il suo nome lascia pochi spazi all’immaginazione e apre la visuale verso le torture e gli abusi che venivano commessi dal tribunale dell’inquisizione. Era un luogo di patimenti e pene inimmaginabili che trasudano dai segni della vicina cella. Qui i graffiti di alcuni prigionieri raccontano le sofferenze che hanno subito. Sempre qui è stato ritrovato l’ultimo messaggio lasciato da un inquisito, un codice grafico con segni massonici ancora non del tutto identificati.

Proseguendo oltre si giunge ad una delle ultime scoperte archeologiche, una cripta del XII secolo e l’abside dell’antica cattedrale domenicana di Santa Maria Maggiore. Qui è possibile vedere anche un mosaico bizantino del VI secolo.

L’ultima visita a Narni sotterranea si fa da Piazza Garibaldi, sotto la quale si trova una cisterna dell’alto medioevo con volte in pietra concia e pavimentazione in opus spicatum. In questo luogo si sta allestendo uno spettacolo unico in Italia, che tratta il tema dell’importanza dell’acqua per la vita sul Pianeta Terra.

La visita a Narni sotterranea è accessibile a tutti, prenotando in anticipo il percorso è reso agevole per la visita di portatori di handicap, sordomuti e non vedenti. La presenza di diverse uscite rendono questi luoghi adatti anche a chi soffre di claustrofobia ed inoltre le diverse audio guide disponibili in tantissime lingue permettono il superamento della barriera linguistica.

Cattedrale di San Giovenale

San Giovenale è stato il primo vescovo di Narni ed è oggi il santo patrono della città. Le sue spoglie furono rapite da Adalberto, marchese di Toscana e dopo il loro ritrovamento le reliquie del santo furono nascoste nella grotticella del Sacello di San Giovenale, che venne poi occultata e ritrovata solo nel 1642. A quest’oratorio s’ispira anche la cattedrale, iniziata a costruire nel 1047 e consacrata quasi un secolo dopo, nel 1145.

Da Piazza Cavour si può ammirare la facciata principale, differente oggi rispetto a quando è stata realizzata. Nel XIV con alcuni rimaneggiamenti è stato elevato il prospetto e innalzato e prolungato tutta la struttura della chiesa. Nel 1497 i maestri Lombardi hanno realizzato il portico che in principio era sorretto da tre colonne ma in seguito la terza colonna è stata eliminata e sostituita con una mensola, per questioni di viabilità. Sul lato destro del portico l’Università dei Muratori ha costruito la propria cappella, in cui si trova il fonte battesimale. Anche quest’ultimo è stato realizzato dai Maestri Lombardi e reca alcuni stemmi e una cupola con in alto la statua di San Giovanni Battista.

L’interno è semplice ma ricco di preziose opere artistiche. Dell’originale costruzione romanica restano tre navate. A dividerle ci sono delle serie di colonne che sorreggono archi ribassati, fino a giungere all’arco trionfale. L’arco trionfale in realtà è duplice, uno romanico che si affaccia sul transetto ed uno in stile gotico che dà sull’abside, realizzato nel XIV secolo in sostituzione di uno più piccolo. Secondo alcuni studi l’abside precedente o alcune delle sue parti sarebbero state utilizzate per la costruzione dell’oratorio dei santi Giovenale e Cassio.

L’oratorio era separato dalla Cattedrale da un banco di roccia su cui poggiano le mura romane, con la volontà di unire questi due luoghi di culto è stata realizzata una quarta navata, che costituisce una delle peculiarità della Cattedrale.

Particolarmente interessante è la Cappella del SS. Sacramento, con arco trionfale scolpito dai Maestri Lombardi. Questa cappella è sicuramente uno dei più alti esempi dell’arte rinascimentale. È sorretta da due pilastri con capitelli, sul timpano si trova in alto il simbolo dell’Eucaristia ed in basso due medaglioni che raffigurano Mosè e David.

Davanti alla cappella si trova un secondo arco, sulle facciate interne dei suoi pilastri si trovano dodici bassorilievi con simboli eucaristici e decori raffinati. L’interno della cappella è caratterizzato da due piccoli absidi, con volta decorata da affreschi. Nell’abside più piccolo si trova un tabernacolo che, sulla base dei tentativi di restauro, pare che la scultura fosse decorata ad oro e sul fondo riflessi di turchese, che richiamavano le terrecotte Della Robbia. Completa l’opera la pavimentazione alessandrina.

Il sacello di San Giovenale, tra tutte le preziosità custodite all’interno della Cattedrale, è sicuramente la più importante. Al suo interno si trova la piccola grotta calcarea su cui è stato riposto il corpo del santo. Molto particolare è il pavimento, composto da pezzi di un’altra pavimentazione incastonata senza una particolare cura. Probabilmente si tratta di resti di un pavimento particolarmente importante, forse originari dell’antico sacello.

Uscendo dal sacello si trova il mosaico del Cristo Benedicente, con affreschi su tre strati. Accanto al mosaico si può notare una parte della cinta muraria.

La fronte del sacello probabilmente risale al X secolo ed è composta dai resti della facciata precedente, demolita per aprire la quarta navata. La lastra del VI con epigrafe dedicata a San Giovenale e a San Cassio probabilmente è stata posta in epoca tarda. Sul prospetto del sacello si trovano anche due nicchie con due statue del X secolo, una che raffigura la Pietà e una che rappresenta San Giovenale. In alto si trova un dipinto di San Cassio.

Sotto il presbiterio si trova la cripta del ‘Settecento. Davanti all’altare si trovano le spoglie dei vescovi che in precedenza erano stati sepolti nella Cattedrale, nella parte sottostante l’altare invece si trova una vetrata in cui si può vedere il sarcofago in cui oggi si trovano le reliquie di San Giovenale.

L’abside, d’ispirazione gotica, è composto da sette cappelle particolarmente ricche di affreschi. I critici propendono con l’affermare che siano stati realizzati da artisti di scuola locale, diffusa in zona nei primi del ‘Quattrocento.

Uscendo dalla chiesa si nota in particolare un affresco che rappresenta la stipula di un contratto in presenza di alcuni amanuensi. Si tratta di un affresco molto singolare e raro perché rappresenta una scena civile nel contesto di un’architettura religiosa. Inoltre più volte è stato rappresentato il grifo, animale mitologico simbolo della città, l’anello di congiunzione tra il popolo e la sua cattedrale.

Ponte Augusto

Il Ponte Augusto è la più importante rappresentazione dell’età aurea romana a Narni. È stato realizzato probabilmente intorno al 27 a.C. quando l’Imperatore Augusto avviò la costruzione di opere pubbliche lungo la Via Flaminia.

In principio era composto da quattro archi di luce differente, purtroppo un terremoto nell’847 e un alluvione nel 1053 hanno causato importanti cedimenti e lo hanno trasformato in una rovina. Nonostante questo Ponte Augusto conserva ancora oggi un carattere d’imponenza e magnificenza, probabilmente perché era stato costruito per una strada larga 8 metri.

Il Ponte Augusto rientrava negli itinerari dei Grand Tour europei, che ne hanno decretato la sua fortuna e molti artisti hanno poi scelto d’immortalarlo nei loro dipinti.

Il Palazzo Comunale

Questo palazzo è considerato il simbolo dell’orgoglio di Narni, per le sue mura possenti e la sua imponenza. È un palazzo composito, realizzato dall’unione di tre torri, di cui si distinguono ancora alcune parti della muratura.

Il Palazzo del Podestà poggia sulla cinta muraria romana e la sua facciata è contraddistinta dalla presenza di lapidi e statua che ricordano illustri personaggi del passato.

Le torri erano in realtà abitazioni appartenenti ad importanti famiglie di Narni ed acquistate nel 1273 dalle autorità comunali. Tra il ‘Trecento e il ‘Quattrocento il palazzo viene rimaneggiato e adeguato a diventare la dimora del Podestà.

A destra del portale si possono vedere i bassorilievi che rappresentano l’episodio di Giuditta e Oloferne, alcuni Cavalieri Giostranti e la Caccia con il falcone. L’ingresso, in stile rinascimentale con bugnato, introduce ad un atrio ricavato dalla modifica della torre centrale. Al centro un pilastro divide l’ambiente, da un lato si trova lo scoperto e alla sua destra una scalinata.

Nell’atrio sono conservati alcuni importanti reperti archeologici ritrovati a Narni e nelle sue vicinanze e una tomba romana.

Dalla scala si giunge al piano nobile. Qui con i primi rimaneggiamenti sono state realizzate delle finestre a croce, che vengono attribuite al Rossellino.

Nella Sala del Consiglio si trovano le rappresentazione dei castelli di pertinenza di Narni fino al 1860. In questa sala si trovava anche Incoronazione della Madonna, dipinta dal Ghirlandaio, opera che nel 2007 è stata trasferita nel Museo Eroli.

Palazzo dei Priori

Il Palazzo dei Priori si trova sul lato orientale dell’omonima piazza, accanto alla torre civica del Milleduecento, talmente alta da permettere la vista sulla città e sulla valle.

Il Palazzo dei Priori rappresenta la più alta forma di architettura civile a Narni, soprattutto per la sua singolare bellezza.

La loggia che si può vedere dalla facciata è attribuita all’architetto Matteo Gattaponi, vissuta nella prima metà del ‘Trecento. La loggia è sorretta da un pilastro centrale, su cui poggiano anche le arcate che danno ritmo al prospetto.

Lungo le pareti si trovano tracce di iscrizioni ed affreschi, stemmi e alte finestre. Sul pilastro centrale si trova lo stemma della famiglia nobile degli Orsini.

Tra la torre duecentesca e la loggia si trova la loggetta del banditore che in passato veniva utilizzata per la lettura degli annunci pubblici. Da qui, secondo la tradizione, San Bernardino da Siena ha predicato al popolo e sempre da questa loggetta, il 13 giugno 1944, è stato proclamato il primo sindaco di Narni, dopo che la città è stata liberata dal nazifascismo.

Nel medioevo il Palazzo dei Priori era la sede della magistratura cittadina e gli anelli in ferro che si trovano ancora oggi sul prospetto testimoniano la gogna che qui era situata.

Il piano terra è il corpo di fabbrica più antico, il primo piano invece risale al Rinascimento.

Dal 1618 all’ Ottocento il palazzo è stato di proprietà degli Scolopi, che qui organizzarono la scuola cittadina e il suo studentato.

Dopo il recente restauro questo palazzo è diventato la sede dell’Ente Corsa all’Anello.

Palazzi gentilizi

La nobile storia di Narni si racconta anche attraverso i palazzi disseminati per il centro storico, l’espressione concreta della nobiltà che ha abitato questa città.

Tra Piazza Garibaldi e Piazza Cavour si trova il Palazzo Vescovile, costruito nel medioevo e rimaneggiato nel ‘Seicento. Qui è conservato il fondo librario della curia vescovile e del Comune di Narni e l’archivio storico diocesano. Al primo piano si trova la sede del Centro Diocesano per la Documentazione e fino al 2007 in questo palazzo si trovava anche la Pinacoteca Comunale, in seguito spostata nelle stanze del Museo Eroli.

Su Piazza Galeotto Marzio si trova Palazzo Sacripante. Anticamente questo palazzo apparteneva alla famiglia Bomcambi e nel 1711 è stato acquistato dal Cardinale Giuseppe Sacripante, che voleva ampliare il suo ospizio. Questo palazzo dal lato della piazza è composto da due piani con sottotetto, sul versante est invece si compone di quattro piani, per via dell’abbassamento del livello stradale. Sul prospetto principale si trovano due portali gemelli, con arco a tutto sesto in bugnato liscio.

Dal portale di destra si accede ad una sala con soffitto a cassettoni, decorata con motivi floreali e stemmi di casate. Dal portale di sinistra si accede alla loggia interna che conduce alle stanze del primo piano ma anche al piano superiore e a quello inferiore. In fondo da un portale si accede ad una stupenda vista sulla vallata.

Oggi questo palazzo è sede della Facoltà di Scienze dell’investigazione dell’Università di Perugia.

Palazzo Cardoli probabilmente è stato iniziato nel ‘Cinquecento e terminato un secolo dopo. Il prospetto è caratterizzato da un maestoso portale in pietra su cui poggia un balcone con balaustra.

Dalla loggia interna di questo palazzo si accede ad una corte, che conserva ancora il ninfeo con decorazioni a mosaico.

Palazzo Scotti è stato costruito nel XVI secolo. In verità si tratta più di un rimaneggiamento di torri-abitazione già esistenti e risalenti al XIV secolo. Ancora oggi la loggia interna non si riesce ad attribuire con precisione ma gli affreschi sono certamente degli Zuccari che li hanno realizzati nel 1581.

Museo Eroli

In 2700 mq il Museo Eroli ospita una ricca di collezione di reperti storici e opere d’arte che permette di ricostruire la storia della Città di Narni. Il museo si trova all’interno della storica residenza della famiglia Eroli. È diviso in due sezioni, la prima è quella della collezione archeologica con ritrovamenti e testimonianze databili tra la preistoria e il medioevo. La seconda è la Pinacoteca Comunale, con opere realizzate tra il XIV e il XVIII secolo.

Il museo Eroli è il Museo della Città e del Territorio e spesso ospita anche mostre temporanee. È un museo adatto ai bambini grazie alle tante iniziative realizzate per loro.

Dal 2017 acquistando il biglietto per il Museo Eroli è compresa anche la visita alla Cappella di San Bernardino da Siena, una bellezza artistica da non perdere.

Chiesa di San Francesco d’Assisi

San Francesco d’Assisi era solito rifugiarsi sull’eremo di Sant’Urbano, nelle vicinanze di Narni. Nel 1213 il vescovo Ugolino chiese a Francesco di scendere in città e il santo decise di restare a Narni per alcuni giorni. Durante il suo soggiorno dona la vista ad una cieca, libera una donna dal demonio e compie altri miracoli.

Nel luogo in cui ha vissuto in quei giorni gli abitanti di Narni hanno costruito una chiesa.

La chiesa di San Francesco è in stile tardo romanico, si discosta dalle chiese umbre ed è più vicina a costruzioni abruzzesi e laziali.

Sulla facciata si trova un portale del XIV secolo con archi concentrici. Sul prospetto si trovava anche un rosone che nel XVI secolo è stato sostituito da un’ampia finestra.

L’ambiente interno è diviso in tre navate da due serie di colonne su cui poggiano capitelli corinzi ed archi a tutto sesto. La navata centrale ha un soffitto con volte a capriate e termina con abside poligonale. In fondo si trova una finestra trifora su cui nella parte superiore è raffigurato San Francesco d’Assisi con i protomartiri francescani. Nella parte inferiore si trova raffigurato lo speco di Narni, San Giovenale e la Piazza dei Priori. La chiesa è particolarmente ricca di affreschi, realizzati tra il ‘Trecento, il ‘Quattrocento e il ‘Cinquecento. Nella sagrestia si trovano affreschi che rappresentano l’Annunciazione a Maria, l’Adorazione dei Magi e le Nozze di Cana.

Nella chiesa si trovano dieci cappelle, cinque cappelle per lato. La prima cappella di destra è la cappella Eroli, anch’essa affrescata. Questa cappella è stata dipinta da Pier Antonio Mezzastris, come testimonia la firma ritrovata su un gradino, probabilmente dopo il 1461. Sono rappresentati episodi della vita di San Francesco e di San Bernardino da Siena.

Speco di San Francesco d’Assisi

Il luogo francescano più antico della Valnerina è lo Speco di San Francesco, che in passato era conosciuto anche come Eremo di Sant’Urbano. Qui i primi eremiti giunsero intorno all’anno mille e da una grotta naturale costruirono una piccola cappella.

San Francesco giunse in questo luogo intorno al 1213 e ci tornò più volte durante il suo peregrinare nella bassa Umbria. In questo stesso anno venne costruito il santuario, uno dei più conosciuti e frequentati tra quelli legati al culto francescano. L’oratorio risale al XIII secolo ed è affrescato, particolarmente bello è anche il refettorio di San Bernardino da Siena e il dormitorio che il santo fece costruire nel ‘Quattrocento.

Secondo la tradizione qui San Francesco compì alcuni prodigi di cui resta testimonianza. Lo speco era la fenditura nella roccia dove il santo si rifugiava per pregare, in questo punto oggi c’è un albero di castano che sarebbe nato quando San Francesco ha piantato il suo bastone nella roccia prima di andare via. Si può ancora vedere il pozzo dove il santo pare abbia trasformato l’acqua in vino e una piccola cappella dove Francesco trovò riparo durante alcuni giorni di malattia, confortato da un angelo che sedeva su una colonna e suonava la viola.

In seguito al restauro è stata riportata alla luce anche la Cappella di San Silvestro con i suoi affreschi trecenteschi.

Ponte Cadorna

Da duemila anni Ponte Cadorna si trova nel centro preciso della penisola italiana, così come afferma l’Istituto Geografico Militare. Il ponte questo non lo sa appunto e resiste alle intemperie e alla vegetazione spontanea che gli è cresciuta addosso fino a diventarne quasi padrona.

Questo ponte, costruito con conci di pietra calcarea locale, è stato voluto da M. C. Nerva all’interno del progetto della Formina, ossia dell’acquedotto che ha rifornito di acqua Narni dall’Impero Romano fino ai primi del ‘Novecento e che ancora oggi continua a rifornire alcune fontanelle pubbliche.

Le mura e le porte, cosa resta oggi dell’antica fortificazione

In passato Narni era considerata una città impossibile da assediare. A proteggerla da un lato c’era un impervio sperone di rocce particolarmente aguzze, dall’altro lato una doppia cinta muraria di cui oggi restano alcune tracce nei pressi delle porte d’accesso e vicino a Rocca Albornoz.

Alcuni resti delle mura si trovano anche vicino Porta Pietra, chiamata così perché realizzata con piccole pietre accuratamente tagliate. È una porta medievale con arco a tutto sesto che si affaccia sulla Gola del Fiume Nera.

Porta Polella è stata realizzata negli ultimi anni del ‘Trecento, composta da un arcata a sesto acuto con bugnato non uniforme ed affiancata oggi da mattoni recenti. Era la porta che consentiva l’accesso prima che i Lanzichenecchi nel 1527 distruggessero il quartiere di Sant’Apollinare, dove si svolgevano le fiere.

Nelle stanze che si trovano sopra la porta si trovava la sede dei soldati di guardi, delle guardie civiche e dei gabellieri.

Dopo l’attacco dei Lanzichenecchi viene realizzata una nuova cinta muraria e il 28 gennaio 1527 vengono gettate le basi per la costruzione di Porta della Fiera, o Porta San Vittore dal nome della chiesa che venne demolita per far posto alla nuova costruzione.

È stata realizzata come un arco slanciato assestato tra due pilastri. È abbellita da una facciata in bugnato e guanciale, su una cornice poggiava il prospetto, oggi andato distrutto quasi per intero.

Nella parte interna dell’arcata si notano ancora i canali che servivano per lo scorrimento della porta a saracinesca, che secondo alcuni sarebbe stata opera del Vignaioli, per via della somiglianza con Porta Farnese a Viterbo, da lui realizzata.

Porta Ternana è stata realizzata tra il 1471 e il 1492 e poggia sul lato est delle mura, nel punto in cui iniziano a salire verso Rocca Albornoz. È stata realizzata con funzione di difesa, come un bastione fortificato, come dimostrano anche le bocche di fuoco e le feritoie che si notano nelle torri laterali. Gli stipiti della porta e l’arcato sono caratterizzati da una decorazione in bugnato a punta di diamante. Restano oggi i resti di mura con tre torrioni, alcune delle quali sono state trasformate in abitazioni.

Chiesa di Santa Maria Impensole

La chiesa di Santa Maria Impensole è un luogo di culto benedettino, edificata su una costruzione preesistente del VIII secolo, di cui è rimasta la struttura portante ed altri elementi interni.

Il nome “impensole” deriva dal fatto che la chiesa è stata costruita sul pendio, in una posizione abbastanza singolare.

Un’incisione sull’architrave ci fa sapere che questo tempio è stato ricostruito nel 1175.

Sulla facciata un piccolo porticato conduce verso i tre portali d’ingresso, divisi da quattro colonne in travertino. Due di queste sorreggono il portico, altre due sono incassate nella muratura. Le colonne sono sormontate da pilastri corinzi, tre con decorazioni in foglie d’acanto e tralci di vite, motivi cari ai benedettini, una con i rami di un roseto fiorito che richiama alla purezza di Maria.

I motivi floreali e della vite sono presenti anche negli ornamenti dei portali, con l’aggiunta della raffigurazione di animali simbolici come il pavone, il leone, l’agnello e le aquile.

Sopra il portale centrale si trova un medaglione in cui è stata rappresentata un’immagine che ancora oggi non è stata chiaramente interpretata. È una raffigurazione che incoraggia e invita all’accoglienza, secondo alcuni studiosi sarebbe il Redentore, secondo altri una figura simbolica, forse proprio San Benedetto. Ai lati dello stesso portale si trovano due leoni in pietra.

Tutta la chiesa è caratterizzata da linee austere ma ben curate, l’ambiente interno è certamente un invito alla preghiera silenziosa e alla meditazione. Nonostante questo la Chiesa di Santa Maria Imperiale è un luogo dal grande fascino a cui contribuiscono senza dubbio il soffitto a capriate e le finestrelle.

L’interno è a croce latina, con tre navate divise da colonne con archi ribassati. I capitelli sono corinzi, tranne uno in cui sono raffigurate due figure umane avvinghiate a leoni, probabilmente resti della chiesa precedente o raffigurazione di origine barbara. Alla prima costruzione apparterrebbe anche il piccolo abside, davanti al quale si trova l’unico altare della chiesa: rettangolare e in pietra. Lo sovrasta una mensa in marmo molto grande, sorretta da sei pilastri.

Particolarmente importante è la statua dell’Assunta del XVII secolo.

Solo durante i giorni della Corsa all’Anello si possono visitare i sotterranei della chiesa, a cui si può accedere da una scaletta esterna. Nei sotterranei si trovano i resti romani e delle distruzioni belliche di Nequinum ma anche due pozzi e pilastri che sorreggono le navate della chiesa superiore.

Chiesa di San Domenico

Prima della Cattedrale di San Giovenale a Narni c’era la Cattedrale di Santa Maria Maggiore, che nel 1034 viene affidata ai padri domenicani ed è diventata la chiesa di San Domenico.

Fin dal prospetto si evince la natura composita di questo luogo di culto e si leggono chiaramente le diverse fasi di costruzione. La facciata, semplice ed essenziale, è affiancata da una torre campanaria a base quadrata.

In origine vi erano tre ingressi ma probabilmente intorno al 1527 il portale di destra è stato murato e al suo posto è stato realizzato un affresco.

I portali rimasti sono caratterizzati dalla presenza di un architrave con arco ribassato. Il portale centrale è arricchito da due pilastri su cui sono stati scolpiti tralci di vite che si inerpicano fino a giungere alla croce centrale. Intrecciati ai rami si trovano dodici medaglioni con interno le raffigurazioni degli apostoli.

Nel 1789 un violento terremoto ha distrutto il portico che non è mai stato ricostruito. Le tre finestre che si trovavano sulla facciata sono state accorpate e trasformate in un unico finestrone.

A completare la facciata si trova una cornice trasversale su cui sono state scolpite maschere simili alle cariatidi e sopra queste si trovano due leoni inseriti nel muro.

L’interno è a tre navate, divise da pilastri e archi a tutto sesto. Lungo le pareti si trovano le cappelle, probabilmente realizzate intorno al ‘Quattrocento. La cappella più grande è a due arcate ed è stata affrescata in seguito al sacco dei Lanzichenecchi con scene del nuovo e dell’antico testamento.

La parete di fondo della navata sinistra è arricchita da un affresco della Madonna con Bambino tra San Domenico e San Tommaso. Sulla parete opposta si trova un frammento della Resurrezione, affresco attribuito a Lorenzo Torresani.

L’abside che si vede oggi è stato realizzato nel ‘Seicento ma in seguito a degli scavi archeologici sono emersi i resti dell’abside e della cripta databili intorno al XII secolo. Sulla navata di sinistra è stato recuperato un grande frammento del mosaico pavimentale del VI secolo, dedicato a Santa Maria Maggiore.

Nei sotterranei è stata ritrovata una chiesa ipogea con affreschi del XIII – XIV secolo. Qui i padri domenicani avevano anche istituito il tribunale dell’inquisizione, di cui restano solo le stanze. In una cella gli inquisiti hanno lasciato tracce del loro passaggio con graffiti ed incisioni di nomi e date, oltre a simboli alchemici e massonici.

Chiesa di Sant’Agostino

Intorno alla seconda metà del ‘Duecento il vescovo di Narni affidò ai monaci benedettini il monastero di Sant’Andrea della Valle insieme alla sua chiesa. In seguito questi luoghi furono trasformati in abitazioni e poi sono andate distrutte.

L’attuale chiesa di Sant’Agostino è stata realizzata verso la fine del XIII secolo.

L’ingresso è caratterizzato da un portale su cui si trova un rosone in cotto e al lato una raffigurazione della Madonna.

All’interno la chiesa è a tre navate divise da pilastri sottili, la navata centrale è coperta da un soffitto ligneo al centro del quale si trova una cornice ovale in cui è stata raffigurata la Gloria di Sant’Agostino.

L’abside è di forma quadrata ed in stile gotico, davanti si trova un altare in pietra.

Da una nicchia che si trova nella parete di sinistra si può ammirare la Madonna con il Bambino sulle ginocchia, realizzata da Matteo da Amelia. Di fronte si trova una pala d’altare, realizzata in tempere su tavola, probabilmente la mano d’artista è quella di Antoniazzo Romano.

Santuario della Madonna del Ponte

Il santuario della Madonna del Ponte è uno dei massimi esempi di architettura settecentesca di Narni, progettato e realizzato dall’architetto milanese Giovanni Battista Giovannini, conosciuto come Il Battistini.

Questo luogo di culto è legato ad una storia che inizia nel 1714 quando un giovane di Narni si reca alle pendici del Monte Sant’Angelo per cacciare della selvaggina. Mentre era intento a seguire un animale finisce per addentrarsi tra i cespugli che avevano avvolto un rudere, un ponte che sorreggeva la Via Flaminia. Qui in un antro buio nota un raggio di sole che illuminava un’immagine sacra.

Il giovane ritorna subito nel borgo e racconta quanto ha appena visto. In breve il luogo è diventato meta di pellegrinaggio e il vescovo di quel tempo decise allora di costruire un luogo di culto.

Nel 1728 è stata inaugurata la chiesa e dopo qualche anno è diventata un santuario.

È un edificio alto e slanciato, il corpo di fabbrica centrale racchiude i resti del rudere, trasformato in una grotta artificiale utilizzando del calcestruzzo romano.

Abbazia di San Cassiano

Il fascino dell’Abbazia di San Cassiano non cambia con il tempo, resta oltre qualsiasi mutamento. Si giunge a questo luogo ricco di bellezza e di storia salendo sul Monte Santa Croce. Da qui un tempo si controllavano le gole del fiume Nera e le strade che portavano verso Roma e Ravenna.

Alcuni sostengono che in questo luogo sia nato il culto benedettino a Narni. L’abbazia è stata costruita nel X secolo, sui resti di un monastero fortificato. Probabilmente il precedente monastero è stato voluto da Bellisario, generale bizantino giunto in Italia per scacciare gli stranieri, ed era strettamente collegato con il monastero di Orte, entrambi con funzione di difesa.

L’abbazia è stata relegata ad anni di abbandono ma negli anni Sessanta questo luogo è stato acquisito dal ministero degli interni, che ha avviato il restauro, terminato nel 1971.

Il complesso dell’Abbazia di San Cassiano comprende la chiesa con il suo campanile e alcuni stanze che venivano utilizzate dai monaci e dai pellegrini. I lavori le hanno restituito un’architettura legata principalmente al culto bizantino, non solo negli ornamenti ma anche nella conformazione stessa della chiesa che è a croce greca, con le navate divise da ampi archi.

Questo luogo oggi è chiuso, in attesa di nuovi proprietari che possano prendersene cura. Nel 1970, insieme allo Speco di San Francesco, è stata scenario del film “ Per grazia ricevuta” con Nino Manfredi.

Castello di San Girolamo

Il castello di San Girolamo è in realtà un convento francescano, fondato nel 1471 per volere del cardinale Berardo Eroli.

Dell’antica costruzione oggi resta poco: la chiesa ed il suo campanile ed altri elementi architettonici, successivamente incorporati in una costruzione del XIX secolo.

La chiesa ha un portale originale e in alto un rosone ottocentesco che ha sostituito un’ampia finestra del ‘Seicento. L’interno è a navata unica e richiama la Cattedrale e la chiesa di Sant’Agostino.

In fondo all’abside si trova una tela che ritrae San Girolamo e s’ispira ad un’opera del Ghirlandaio. In passato qui era conservata la tela Incoronazione della Vergine, spostata poi al Palazzo Comunale ed oggi conservata al Museo Eroli.

In seguito ad alcuni lavori di restauro gli affreschi che ricoprivano le pareti della chiesa sono stati staccati, fissati su delle tele e spostati in altri edifici.

Del chiostro originale oggi si può vedere il pozzo e brandelli di costruzioni riutilizzate.

La corsa all’Anello

La corsa all’Anello è un’antica competizione che veniva organizzata a Narni in occasione dei festeggiamenti in onore del santo patrono, San Giovenale. Questa tradizione è documentata già nel1371 in alcuni statuti comunali. In questi documenti si racconta che il 3 maggio era consuetudine leggere un bando pubblico con il quale s’invitavano i giovani a gareggiare e tutta la città ad iniziare i preparativi per i festeggiamenti, che si avviavano tre giorni dopo.

La festa di San Giovenale era ricca di rituali e giochi che univano le autorità religiose e cittadine. Le competizioni erano organizzate soprattutto dagli amministratori pubblici, che volevano mettere in mostra le abilità dei giovani di Narni e dimostrare che la città poggiava su spalle forti, che l’avrebbero difesa in caso di attacco.

Prima di dare il via alle gare ci si recava nella cattedrale per adorare le spoglie del santo. L’appuntamento successivo era in Piazza dei Priori, dove iniziava la Gara all’Anello. I cavalieri dovevano riuscire ad infilare la propria lancia nell’anello, che era situato all’altezza di via Maggiore e si trovava sospeso in aria, legato con due funi ai palazzi laterali.

Narni è profondamente legata a questo gioco e alla sua tradizione tanto che ancora oggi viene portata avanti. Nelle due settimane che precedono la seconda domenica di maggio Narni si veste di un’atmosfera tipicamente medievale, le persone si radunano in taverne e locande, indossano abiti d’epoca e vengono organizzati cortei e rievocazioni.

Le cronache di Narni(a)

“Esiste, esiste davvero” grida la piccola Lucy nel film Disney Le cronache di Narnia –Il leone, la strega e l’armadio. Eh sì, pare che Narnia esista veramente ma per capire meglio questa storia bisogna fare alcuni passi indietro.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del ‘Novecento lo scrittore Clives Staples Lewis pubblica sette libri fantasy, è il ciclo de Le Cronache di Narnia, portato al successo mondiale nel 2005 con il film Disney.

Nei libri e nel film Narnia è una terra leggendaria, la città dei fiumi, che pare avere molte cose in comune con la città di Narni, a partire dal fatto che questo luogo viene sempre descritto come un borgo arroccato su una collina, che guarda ad una valle attraversata da un fiume. Narnia nella sua storia più antica era chiamata Naharna ovvero “la terra del fiume” e il fiume era Nahar, oggi chiamato Nera.

Di sicuro la scelta non è casuale, lo scrittore anglosassone è sempre stato un esperto della latinità e della sua letteratura e Narnia, oggi Narni, viene spesso citata in alcuni volumi, come gli Annales di Tacito e la Natuales Historie di Plinio il Vecchio. Inoltre pare che C. S. Lewis avesse studiato i percorsi che da Roma portavano verso il nord e quindi anche la Via Flaminia, tracciandoli sull’Atlante Murrey’s Small Classical Atlas.

Restano oggi molte curiosità che animano abitanti e visitatori del borgo di Narni e resta sicuramente il fascino di un luogo che è già magico di per sé.

Cocceio Nerva

Tacito lo descrive come un uomo giusto e un imperatore illuminato. E così davvero è stato Cocceio Nerva, originario di Narni ed eletto imperatore dell’Impero Romano nel 96 d.C.

Fin da subito Nerva si è prodigato per il bene del suo popolo, abolendo le persecuzioni dei cristiani, permettendo agli esiliati di rientrare a Roma, reintegrando le prerogative del Senato, offrendo un valido aiuto ai poveri. Unendo di fatto le idee di libertà, impero e pace che avviarono un periodo felice e un secolo d’oro per l’Impero.

Nerva inoltre introdusse il “principato adottivo” che consentiva agli imperatori prossimi alla morte di scegliere il loro successore in senato. Nerva nominò il generale Marco Ulpio Traiano, che assunse la guida dell’impero prima del previsto, nel 98.

Giovanni Eroli

Giovanni Eroli è stato un uomo di grande cultura, appartenente alla nobile famiglia marchesale di Narni.

Ha studiato nel seminario – convitto di Senigalia, dove ha stretto un legame d’amicizia con Gioacchino Pecci, che di lì a qualche anno sarebbe diventato papa Leone XIII. Questo garantì a Giovanni Eroli una solida amicizia con il papato e una medaglia d’oro al valore per essersi distinto nel campo della cultura e della storiografia.

Si devono a Giovanni Eroli alcuni importanti studi sulla città di Narni.

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Zuppa del diavolo

Nome insolito per un pasto insolito. Non la solita zuppa di verdure a cui siamo abituati ma decisamente un piatto che dà energia e riscalda anche gli inverni più freddi.

Ingredienti:

  • 350 gr di pasta corta per minestre;
  • 300 gr di prosciutto cotto;
  • 300 gr di mortadella;
  • 250 gr di spinaci;
  • 150 gr di burro;
  • ¼ di panna;
  • un bicchiere di Cognac;
  • Una scatola di piselli;
  • Un dado da brodo;
  • Un dado vegetale;
  • Cipolla;
  • Aglio;
  • Basilico;

Preparazione:

Unendo i due dadi nell’acqua calda si fa il brodo, a cui va aggiunto prosciutto e mortadella a dadini, cipolla e prezzemolo tritati finemente insieme, aglio intero per insaporire ma che andrà tolto in seguito, basilico e spinaci. Lasciar bollire per alcuni minuti e poi unire la pasta, la panna, il bicchiere di cognac ed i piselli.

Prima che la cottura sia ultimata va aggiunto il burro. Quando questo si è sciolto, si può togliere la pentola dal fuoco.

Versare nei piatti o in ciotole da zuppa, spolverare in abbondanza con del formaggio grattugiato e lasciare intiepidire prima di servire.

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