Il Borgo di Dignano

Dignano è terra di confine, dall’anima doppia. Da un lato il suo legame spesso e forte con la Croazia, dall’altro il suo appartenere alla terra italiana.

Nel mezzo due lingue, due culture, un borgo.

Dignano è il gusto della semplicità, quello delle casite, costruzioni a secco che arricchiscono le campagne e raccontano della dura vita nei campi ma anche quello delle case con le facciate dalle pietre a vista e dei vicoletti del centro storico.

È un ballo di contrasti quello che si fa in questo borgo del Friuli in cui a pochi metri di distanza si trovano la stretta via Cittàvecchia e l’imponente Duomo di San Biagio con il suo alto campanile, affacciato su Piazza del Popolo, sola signora di questo borgo.

Minuto ed essenziale ma ricco di storia, di cultura e di buon cibo: gli elementi che servono per vivere in pace con il mondo.

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La storia

Nell’Istria Sud Occidentale, al confine tra la Penisola Italiana e la Croazia, si trova il borgo di Dignano.

Un’antica leggenda racconta che Dignano è stata fondata dall’unione di sette ville, che sentendosi sempre minacciate da incursioni esterne decisero di unirsi in unico agglomerato abitativo. Vero o no, ciò che si sa con certezza è che le origini di questo borgo risalgono a tempi remoti, anche se non sono documentate. Si pensa infatti che questa zona sia stata abitata dai castellieri e che in seguito ci siano stati insediamenti di Celti e Veneziani.

Scavi archeologici nel 1982 hanno testimoniato la presenza di una colonia romana, testimoniata anche dal ritrovamento di una villa risalente al IV secolo d.C. A quel tempo Dignano veniva chiamata Vicus Attinianum. Del resto è un fatto noto che i Romani, dopo la fondazione della colonia di Acquileia, occuparono tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia, tracciando un articolato sistema viario e ponendo ovunque accampamenti militari.

Un documento scritto, risalente all’875, cita la pieve di Engan, borgo che nel 1446 iniziò ad essere conosciuto come Dignano.

In passato il centro abitato era disposto su due livelli, purtroppo due inondazioni del fiume Tagliamento, nel 1276 e nel 1327, hanno distrutto il centro abitato che si trovava più in basso e che non è mai più stato ricostruito.

Dignano è ancora oggi un borgo dal gusto medievale, l’attività prevalente è stata per lungo tempo l’agricoltura, in particolare la coltivazione di uliveti e vigneti finalizzata quasi esclusivamente al proprio fabbisogno. È stata però da sempre un’attività poco redditizia, causa principale delle ondate migratorie che hanno coinvolto il popolo.

Una svolta decisiva è arrivata nell’Ottocento, quando sono state aperte le prime filande, cioè i primi stabilimenti per la trasformazione del filato di seta e cotone. Nel 1923 la costruzione di un ponte sopra il Tagliamento ha favorito lo spostamento veloce di persone e merci, dando un nuovo importante impulso ai traffici commerciali.

Oggi Dignano mantiene ancora molto del suo carattere semplice e rurale e di questa sua caratteristica ha saputo fare un punto di forza che attira visitatori da ogni dove.

Carpacco

Carpacco è l’unica frazione di Dignano. Questa località è particolarmente conosciuta perché nel mese di agosto diventa lo scenario per la sagra del Friko, un particolare tipo di formaggio cotto che viene servito in diverse varianti.

Duomo di San Biagio e i Corpi Santi

Il duomo di San Biagio è un luogo di culto che vanta numeri da record, non solo per la sua imponenza e per le sue dimensioni che a pieno merito gli permettono di avere il titolo di chiesa più grande dell’Istria.

I sacrifici per la sua costruzione non sono stati pochi, il popolo si è autotassato per dieci dei quarant’anni che ci sono voluti per la costruzione della cattedrale, il costo in totale è stato di tredicimila ducati. Quando il giorno di San Biagio del 1800 il duomo di Dignano è stato consacrato non poteva che lasciare tutti senza fiato, per la sua bellezza e per la sua magnificenza.

Nell’architettura questa cattedrale s’ispira alla chiesa di San Pietro in Castello di Venezia e anche il campanile, alto più di sessanta metri, è simile a quello veneziano della chiesa di San Marco.

La facciata è in stile neobarocco, con nicchie che ospitano le statue di alcuni santi a grandezza naturale, tra cui quella di San Biagio, più grande rispetto alle altre. Spicca nel prospetto la cupola, alta circa venticinque metri.

L’interno è a tre navate, contraddistinte da uno stile barocco. Gli ambienti sono suddivisi da colonne e arcate, lungo le pareti laterali invece si trovano nove altari, realizzati in marmi policromi tra il XIX e il XX secolo.

La cattedrale di Dignano è particolarmente importante anche per la collezione d’opere d’arte custodita al suo interno, come la rappresentazione dell’ultima cena, opera cinquecentesca che occupa una superficie di dieci metri quadrati ed è stata realizzata da Giovanni Contarini, o la scultura in pietra Custodia dell’Olio Santo, realizzata nel ‘Quattrocento da un autore locale.

Nel Duomo di San Biagio si trovano anche I Corpi Santi, che continuano ad incuriosire e ad affascinare fedeli e scienziati da ogni dove. Ancora oggi la scienza non è stata in grado di spiegare com’è possibile che da secoli si conservino in questo luogo le salme intatte di tre santi: San Leone Bembo, San Giovanni Olini e San Nicola Bursa. Qui si trovano anche alcune reliquie corporee di San Sebastiano e Santa Barbara.

Collezione d’arte sacra del Duomo di San Biagio

Tra le tante cose, il Duomo di Dignano è conosciuto anche per la sua collezione di arte sacra, che conta circa settecentotrenta oggetti, disposti su due livelli e risalenti ad un arco temporale compreso tra il V e il XIX secolo.

Al pian terreno è possibile vedere la parte di collezione più antica, composta essenzialmente da ritrovamenti archeologici risalenti alle basiliche paleocristiane delle zone vicine.

In una sala sono custoditi reliquiari in vetro di murano, metallo e legno pregiati. Uno di questo contiene una spina della corona di Cristo con miniature degli apostoli. Particolarmente importante è anche il reliquiario di San Simone profeta, dove sembra che sia custodito un lembo di tessuto con cui il santo ha preso in braccio Gesù Bambino.

Tra le opere d’arte spicca il trittico ispirato alla vita di San Leone Bembo. In origine quest’opera, realizzata da Paolo Veneziano, era il coperchio del sarcofago che per cento anni ha custodito intatto il corpo del santo.

Al primo piano si trova la seconda sezione della mostra, che comprende la collezione del pittore Gaetano Gresler. In questo luogo l’artista visse e operò nell’Ottocento.

Oltre alle opere pittoriche qui si trovano trine, stendardi e libri antichi, tra cui la Summa Theologiae di Tommaso D’Aquino del 1571. Qui si trovano anche i registri anagrafici di Dignano, che partono dal 1559 e sono i più antichi d’Europa.

Palazzo Bradamante

Palazzo Bradamente è un elegante edificio storico del XVII secolo, che si trova nella piazza di Dignano.

Da quando è stata costruito ad oggi questo palazzo ha cambiato più e più volte destinazione d’uso, è stato sede del Podestà ma anche carcere e Regio Commissariato.

Il prospetto è in stile barocco, decorato da maschere antropomorfe, mensole e finestre. In corrispondenza del piano nobile si trova una balaustra e lo stemma cittadino, che prima si trovava sul castello veneto.

A rendere unico questo palazzo è l’orologio, anche questo in passato era collocato nel castello veneto.

Oggi questo palazzo è la sede della comunità italiana di Dignano che tra il 2008 e il 2010 ha realizzato la collezione di stemmi di rettori e importanti famiglie locali, conservata nell’atrio del palazzo.

Al primo piano si trova la biblioteca, con i suoi duemila volumi.

Palazzo Bettica

Si racconta che la famiglia Bettica arrivò in Italia dalla Spagna, utilizzando un falso nome che richiamava la regione d’origine, la Boetica.

Diventò con il tempo potente e ricca e nel XVI secolo Verona donò loro il titolo di conti e alcune terre, anche nell’Istria.

Parallelamente alle vicende famigliari Bettica, a Dignano si svolgevano le vicende di un palazzo del XIV secolo. Passato da più mani private, tra il XIX e il XX secolo ha subito lavori di restauro per poi essere segregato ad anni di abbandono.

Nel 1931 giunse a Dignano Alberto Bettica, che in pochi giorni decise di sottoscrivere un atto di compravendita per una parte del palazzo, identificandolo come un monumento culturale e ponendolo sotto la sua tutela.

Di recente si è deciso di intervenire con nuovi lavori di restauro, terminati nel 2008, che hanno restituito alcuni affreschi rinascimentali e parte della muratura. Dalla fine dei lavori questo palazzo è diventato un museo, a piano terra si trovano i reperti archeologici rinvenuti nelle zone vicine e in alcune basiliche paleocristiane. Il primo piano ospita parte della collezione lasciata dal pittore Gaetano Grezzler, che ha vissuto a Dignano nell’Ottocento. In particolare si tratta delle opere pittoriche di carattere profano, realizzate tra il XVII e il XVIII secolo.

Al secondo piano, grazie alle donazioni della popolazione è stato possibile realizzare la sezione etnografica.

Chiesa della Madonna del Carmine o del Carmelo

La chiesa della Madonna del Carmine si trova nel cuore del centro storico di Dignano.

Nonostante sia imponente e maestosa ha una facciata semplice e raffinata, scolpita in pietra. In alto campeggia lo stemma del podestà del tempo e sopra di esso si trova un rosone. Completa il prospetto un campanile con volte a vela.

La chiesa è stata costruita nel 1630 ed è a croce latina, con un ambiente interno semplice ed essenziale ma carico di spiritualità.

Particolarmente importante è la statua di San Pietro d’Alcantara. Oggi si trova in una nicchia ma in passato veniva portata in processione nei periodi di siccità. Era tradizione inoltre recarsi in chiesa il 20 gennaio, giorno in cui ricorre la festa del santo, e riporre fiducia per una buona annata agricola.

Oggi questa chiesa è utilizzata soprattutto per concerti di musica classica, grazie alla conformazione architettonica che favorisce un’ottima acustica.

Raccolta memoriale “ Erminio Vojvoda”

Dignano in passato era conosciuta anche per la produzione di calzature d’alta qualità, la cui fama portava in città acquirenti che giungevano da borghi più o meno vicini.

Il più importante artigiano calzaturiero di Dignano è stato Erminio Vojvoda. Oltre alla produzione di calzature, il signor Erminio si è distinto per il suo talento di stilista calzaturiero che gli ha permesso di esporre le sue creazioni su importanti riviste parigine, londinesi, viennesi e italiane.

Nella sua casa da qualche anno è stata inaugurata la Raccolta Memoria a lui intitolata, per consentire a tutti di conoscere un uomo che ha saputo distinguersi per le sue abilità e per ricordare agli abitanti di Dignano la storia dell’artigianato cittadino e i metodi di lavorazione di questi gioielli calzaturieri.

Le Casite

Le casite sono costruzioni rurali che punteggiano le campagne intorno a Dignano. Le casite sono nate dall’ingegno dei contadini che hanno saputo sfruttare a loro favore un terreno carsico e le sue rocce. Quando s’iniziò a dissodare il terreno i contadini iniziarono a mettere le pietre che trovavano ai lati dei terreni e le utilizzarono per realizzare costruzioni a secco, tra cui muretti detti masiere, groumasi e le casite.

Le casite sono piccole costruzioni, solitamente di forma rotondeggiante e di diverse misure. Hanno offerto riparo ai contadini nei giorni di pioggia e di calura estiva ma sono state anche utilizzate per custodire il raccolto.

Oggi vengono utilizzate raramente ma sono importanti punti di riferimento per la campagna di Dignano.

I bassi – il discanto dignanese

Il discanto dignanese è un tesoro che arriva da tempi lontani, retaggio che giunge dalle antiche liturgie medievali, a cui s’ispira.

Il discanto dignanese è un tipo di Basso, cioè una di sinfonia o più propriamente una diafonia, canto a due voci.

Il discanto è forse l’elemento che più rappresenta la doppia anima di Dignano e che più racconta il suo essere terra di confine. Il discanto è legato all’istriato o istromanzo, un idioma diffuso in questa zona e derivante dal latino medievale.

L’impianto tonale è definito “orientale” da alcuni critici. Lo schema è fisso, si tratta di canti con una sola strofa, basati su distici di endecasillabi che spesso sono rimati tra loro.

Le voci solitamente sono una maschile e una femminile, la prima ha il compito di introdurre l’argomento e la seconda lo sviluppa e lo conclude. Talvolta il discanto dignanese può essere cantato da due voci maschili e in questo caso viene definito “ a duj” cioè Basso a due.

Il discanto dignanese è una delle forme più antiche di canto polivocale europeo.

Per la loro importanza storica e sociale i bassi sono patrimonio nazionale croato ed inseguito sono stati inseriti nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.

Via Cittàvecchia

Per avere fortuna come ladri bisogna certo essere almeno un po’ astuti. Questo doveva ben saperlo un ladruncolo che a Dignano qualche secolo fa si fece sorprendere dalla guardia e non si perse d’animo. Iniziò a correre veloce per i vicoletti del borgo antico e poi decise di prendere per via Città Vecchia. Sapeva che esile com’era non avrebbe avuto difficoltà ad attraversarla ma sapeva anche che la guardia invece sarebbe rimasta incastrata nel mezzo della strada ed infatti così è stato.

Vera o no quest’antica storiella ancora oggi fa da decoro a via Cittàvecchia, una stradina del centro storico di Dignano che a pieno titolo rientra tra quelle più strette d’Italia. Basti pensare che la si può attraversare solo mettendosi di lato.

I Murales di Dignano

I murales e la street art sono gli elementi che rendono davvero unico un borgo. A Dignano lo sanno bene, per questo sono stati organizzati il Bookmark festival e lo Street Art Festival che hanno portato in questo borgo la magia e i colori dei murales, realizzati sulle facciate di tante case ma anche in vicoletti e piazzette nascoste.

Jacopo Pironoa

Il cittadino più illustre di Dignano è stato Jacopo Pironoa, esponente di una nobile famiglia nato in questo borgo friulano il 22 novembre del 1789.

Dopo gli studi in seminario è diventato abate ma Jacopo Pironoa è conosciuto soprattutto come un uomo di lettere e di cultura. È stato il personaggio friulano più importante della secondo decennio dell’Ottocento e anche per questo ha svolto cariche di un certo rilievo, come quella di direttore dei Civici Musei di Udine.

È stato un appassionato filologo, latinista, friulanista ed esperto conoscitore della lingua italiana. Grazie alle sue conoscenze e alla preziosa collaborazione del nipote Giulio Andrea, Jacopo Pironoa ha ideato e scritto il Vocabolario Friulano, da molti considerato il primo vero dizionario della lingua friulana.

È morto a Udine nel 1870.

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Friko con patate e cipolle

Il Friko è una delle ricette più conosciute del Friuli ma la sua vera patria è Carpacco, dove ogni anno in estate si svolge la tradizionale sagra.

Il Friko può essere preparato in tantissime varianti e con altrettante ricette ma il più classico dei modi è quello con patate e cipolle, un abbinamento che non delude mai.

Ingredienti

  • 200 gr di cipolle;
  • 500 gr di patate;
  • 500 gr di formaggio Montasio, stagionato o semistagionato;
  • Pepe nero q.b.;
  • Sale fino q.b.;
  • 50 gr di olio extravergine d’oliva.

Per cucinare il Friko la prima cosa da fare è preparare gli ingredienti: sbucciare le cipolle e tagliarle a rondelle sottili, sbucciare le patate e grattugiarle con una grattugia dai fori larghi. Infine prendere il formaggio Montasio, eliminare la scorsa esterna e grattugiarlo con lo stesso attrezzo utilizzato in precedenza.

In un tegame versare dell’olio e aggiungere la cipolla per farla soffriggere a fuoco lento, facendo attenzione a mescolarla di tanto in tanto per evitare che si attacchi al fondo. Una volta dorata la cipolla si possono aggiungere le patate, lasciandole cuocere per circa dieci minuti. Infine aggiungere il formaggio grattugiato, insieme a sale e pepe, far cuocere a fuoco medio per circa venti minuti, mescolando per favorire lo scioglimento del formaggio.

A cottura terminata il risultato dovrà essere un impasto omogeneo e corposo.

Riscaldare un filo d’olio in una padella antiaderente e bassa e aggiungere l’impasto, distribuendolo e amalgamandolo come fosse una frittata. Far dorare un lato e poi girare sull’altro lato, infine asciugare il grasso in eccesso.

Quando entrambi i lati sono dorati il Friko è pronto. L’ideale è mangiarlo ancora caldo, accompagnato da un’ottima polenta.

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